Meno soldi ai gruppi politici e addio alle spese di rappresentanza. La Camera taglia. Tuttavia riescono a spuntarla i deputati, che non hanno subito riduzioni di stipendio (le eventuali misure saranno stabilite in seguito insieme con il Senato). Sorridono sopratutto quelli che hanno anche un altro incarico (questore, vicepresidente, segretario, etc.). Sono una settantina e subiranno una riduzione dell’indennità solo del 20 per cento (che si aggiunge al taglio del 10 per cento di un anno fa). Un questore, per capirci, porterà a casa, oltre ai quasi 12 mila euro netti da deputato, anche 3 mila euro al mese per il suo incarico. Stesse cifre per i vicepresidenti. In tutto, la Camera risparmierà 8,5 milioni di euro ogni anno. I tagli sono stati votati ieri all’unanimità dall’ufficio di presidenza. In particolare ci sarà un risparmio annuo di 4,3 milioni di euro tagliando del 25% le spese per il personale di segreteria. Un milione di euro resterà nelle casse grazie alla riduzione dell’indennità di carica. Aboliti, infine, i fondi per le spese di rappresentanza individuale che verrà messa in carico allo stanziamento generale per il cerimoniale, a sua volta ridotto del 50% (per un risparmio di 250 mila euro). In tutto fanno 5 milioni 550 mila euro, ai quali si aggiungeranno i tre milioni che verranno tagliati al contributo unico ai gruppi parlamentari. Sul passaggio da 35,1 milioni messi a bilancio a 32 milioni, c’è infatti un accordo unanime tra i vari gruppi parlamentari, anche se le modalità di decurtazione e le problematiche che riguardano gli allegati «a» e «b» relativi ai dipendenti verranno discusse nell’ufficio di presidenza convocato per giovedì alle 11. La presidente della Camera, Laura Boldrini, è soddisfatta: «Dalla data del mio insediamento alla Camera dei Deputati sono stati tagliati 500.000 euro al giorno. I risparmi già decisi, infatti, ammontano complessivamente a 8 milioni e mezzo di euro - ha scritto sul suo profilo Facebook - La casa della buona politica si riempie anche di questi contenuti». La scorsa settimana, ha ricordato ancora, «sono già stati aboliti gli alloggi di servizio per i titolari di incarichi istituzionali interni ed è stato reso più rigoroso l’utilizzo delle auto di servizio». Anche il MoVimento 5 Stelle sorride. Anche se aveva presentato un piano di risparmi per più di 40 milioni di euro. Alla fine i deputati pentastellati si sono accontentati delle riduzioni decise dagli altri membri dell’ufficio di presidenza anche se non hanno rinunciato a precisare che se fosse dipeso soltanto da loro avrebbero tagliato molto di più. «Siamo soddisfatti di come sta lavorando l’ufficio di presidenza, anche se esistono visioni differenti su quanto ridurre» ha detto il vicepresidente della Camera in quota M5S Luigi Di Maio. Ha ggiunto: «Ridurre non è tanto significativo da un punto di vista economico, ma mette in condizione la classe politica di stare nelle stesse condizioni di chi sta fuori dal Palazzo. Questo è l’unico modo per essere credibili nel chiedere sacrifici - ha sottolineato - Servono tagli drastici». In particolare, il M5S aveva chiesto, l’abolizione delle indennità di chi ha un doppio incarico (ad ora ridotte del 20%) e di lasciare intatti i fondi per le spese di segreteria (tagliate del 25%). «Noi rinunceremo completamente all’indennità - ha concluso Di Maio - avremo uno stipendio da 5 mila euro lordi, e c’è un gruppo di persone al lavoro per capire come restituire il resto». Nel piano dei 5 Stelle c’era anche l’obbligo per ogni deputato di ottenere rimborsi per un massimo di 8.500 euro al mese ma soltanto dopo la presentazione delle ricevute. Non solo. Gli onorevoli avrebbero dovuto indicare sulla loro pagina del sito della Camera tutte le spese effettuate. Ma non è detta l’ultima parola. Nelle prossime settimane saranno discusse anche queste proposte che sono state rinviate in quanto si è preferito portare avanti un piano in accordo anche con Palazzo Madama.
Spese e benefit, taglietto alla Camera
Riduzione di 8,5 milioni di euro. Ma restano le indennità per gli incarichi Addio ai fondi di rappresentanza e meno finanziamenti ai gruppi politici
