Il caso, non c’è che dire, è di quelli piuttosto particolari. Con tutti i problemi di cui deve occuparsi Montecitorio, scoppia un’altra grana, a dir poco curiosa. L’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati, che ieri s’è cimentato con i tagli alla dotazione di partiti e parlamentari e ha deciso di risparmiare 8,5 milioni di euro all’anno, è alle prese con le «minuzie». Non sono da intendere come argomento di poco conto, ma come questione relativa alle impronte che i deputati lasciano in modo che la postazione per il voto possa essere attivata solo dal titolare, evitando così la pratica dei cosiddetti «pianisti» che votano per colleghi vicini di scranno ma assenti in quel momento. Non ci sarebbe niente di particolare, almeno apparentemente, ma l’argomento è arrivato alla riunione del massimo organismo collegiale di Montecitorio di ieri mattina, quando i rappresentanti del Movimento 5 Stelle hanno denunciato la «disparità di condizione» dovuta al fatto che 103 deputati, 81 su 97 del Pdl e 12 su 20 della Lega, finora si sono rifiutati di lasciare le minuzie. Proprio così. Per quanto riguarda il Carroccio si tratta di una scelta personale dei singoli eletti, mentre il Pdl è intenzionato a discutere il tema in una riunione del gruppo politico che era stata convocata per ieri ma che poi è stata rinviata. La presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha quindi deciso di rinviare eventuali decisioni a quando il Pdl avrà fatto conoscere le sue scelte.
Niente impronte Protestano 103 deputati
Il caso, non c’è che dire, è di quelli piuttosto particolari. Con tutti i problemi di cui deve occuparsi Montecitorio, scoppia un’altra grana, a dir poco curiosa. L’Ufficio di presidenza della...