Politica

Arriva il decreto sui rimborsi

Saranno pagate prima le imprese poi le banche. Oggi il varo

Tempi veloci per il rimborso dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese. Camera e Senato ieri hanno votato un’unica risoluzione sull’aggiornamento al Def (il Documento di economia e finanza) che è la condizione necessaria affinchè vengano erogati i fondi. Oggi il Consiglio dei ministri varerà il decreto. Obiettivo, sbloccare 40 miliardi in due anni per dare ossigeno alle imprese e sostenere la crescita. Lo strumento principale sarà un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità interno, che consentirà agli enti locali di utilizzare gli avanzi di gestione disponibili. Saranno previste sanzioni per i ritardi nella certificazione dei debiti. E sarà concessa una priorità alle imprese, a partire dalle fatture più vecchie, rispetto alle banche che hanno acquistato i crediti. I tecnici del Tesoro hanno lavorato fino a tarda notte per individuare le coperture. Tra le ipotesi c'è anche quella di anticipare al 2013 l'aumento dell'addizionale Irpef per le regioni che utilizzano l'anticipo di cassa. Per le altre, quelle che non hanno disponibilità di cassa, è pronto un fondo per assicurare pagamenti certi. Sul fronte sanità, a cui si riferiscono gran parte dei 40 miliardi di debiti da sbloccare nel 2013-2013, sul totale stimato da Bankitalia in 90 miliardi, ci saranno anticipazioni di cassa dello Stato alle regioni per il pagamento di debiti già conteggiati nei bilanci precedenti. Per i debiti contratti direttamente dallo Stato, si fa ricorso invece a giacenze di tesoreria. Il decreto che il Consiglio dei ministri esaminerà oggi crea nuovo debito e ha un impatto sul deficit, quantificato nello 0,5% per il 2013, portando l'indebitamento netto di quest'anno al 2,9%, a ridosso del limite del 3%. Il ministro dell'Economia Vittorio Grilli insiste proprio sulla necessità di rispettare il target di finanza pubblica. L'obiettivo, ribadisce, è che il limite del 2,9% «venga salvaguardato» perchè la soglia del 3% per il deficit è «invalicabile». Proprio il passaggio parlamentare, alla Camera e in Senato, assicura la necessaria coperturà all'intervento del governo. Con il via libera a due risoluzioni uniche nei due rami del Parlamento, viene modificato il quadro di finanza pubblica. E vengono anche fornite indicazioni che il provvedimento deve recepire. I testo approvato al Senato, con il parere favorevole del ministro dell'Economia, porta la firma del presidente della commissione Speciale Filippo Bubbico, per altro uno dei saggi nominati dal Quirinale per le proposte di riforma in ambito economico. «In una situazione così drammatica di crisi, l'unità di intenti che si è registrata oggi nell'aula del Senato, da parte di tutte le forze politiche a favore dello sblocco dei crediti dovuti alle imprese da parte della Pa, costituisce un importante segnale al Paese e un passo avanti verso la ripresa», osserva al termine del dibattito. Anche se, riconosce subito l'esponente del Pd, «è chiaro che le misure del governo rappresentano solo l'inizio di un percorso e che molto altro va compiuto per garantire alle imprese il pagamento dei debiti contratti verso di loro dalla Pa, così da salvaguardarle e al contempo sostenere i loro livelli occupazionali». Il documento approvato al Senato guarda anche al futuro, con l'obiettivo di rendere strutturale la riduzione dell'ammontare dei debiti della Pubblica amministrazione, tenendo fermo l'obiettivo di arrivare a un completo smaltimento. I partiti chiedono all'unanimità anche di «predisporre un insieme di interventi di immediata eseguibilità, improntati a criteri di semplificazione e, ove possibile, automatismo». Una significa modifica alla risoluzione è stata chiesta e ottenuta da parte del Movimento 5 Stelle. Il decreto sui rimborsi della Pa dovrà «verificare la fattibilità di schemi di compensazione con debiti tributari». La compensazione potrà essere esaminata se richiesto dalle imprese interessate. Il documento approvato al Senato si spinge anche oltre, tentando di vincolare l'accesso delle imprese alla riscossione dei propri crediti anche alla corretta gestione dei rapporto contrattuali a valle del credito, vantato, quelli con fornitori. Oltre alle compensazioni dovranno infatti essere esaminate anche altre misure di semplificazione per l'accesso delle imprese al programma di pagamenti. Secondo un rapporto del Centro di Studi di Unimpresa, basata su dati Istat e Bankitalia, sono oltre 215mila le imprese italiane che vantano crediti con la pubblica amministrazione. E per ciascuna di esse la media degli arretrati dei pagamenti è pari a 422mila euro. Nell'industria è pari all'1,2% la quota di imprese in credito con lo Stato: vuol dire che ci sono 5.436 aziende che aspettano a di veder saldata una fattura. Nel comparto delle costruzioni, sono in fila d’attesa il 16,2%, che equivale a 100.926 aziende. Il record è nei servizi: 109.131 (il 3,3% del totale del settore). Il decreto sullo sblocco dei pagamenti alle imprese sarà al centro di un incontro del premier Mario Monti con una delegazione dell’Anci guidata dal presidente Delrio. Tra i sindaci presenti anche Alemanno. Sul tavolo, oltre ai rimborsi alle imprese, ci saranno i temi dell’Imu e della Tares. Già nei giorni scorsi sindaci e associazioni avevano chiesto uno stop alla Tares e il mantenimento, per il 2013, degli attuali regimi di riscossione del servizio di gestione dei rifiuti.

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