Il Pdl guarda con scetticimo al lavoro dei dieci saggi scelti dal presidente della Repubblica Napolitano. In via dell’Umiltà c’è la convizione che alla fine sia solo un modo per prendere tempo e che, senza una chiara apertura da parte del Pd a un governo di coalzione, il compito dei saggi - il cui mandato comincerà oggi alle 11 al Quirinale - sia destinato a fallire. La linea di Berlusconi e Alfano è dunque chiara: esecutivo politico di larghe intese o altrimenti le elezioni. No a un nuovo governo tecnico, né a una proroga del governo Monti. Falchi e colombe fanno quadrato attorno al Cavaliere, non disposto a fare marcia indietro. «Le intenzioni del Capo dello Stato sono lodevoli, ma esiste il rischio che il Pd, dopo aver già fatto perdere al Paese un mese di tempo per l’ostinazione di Bersani, voglia trasformare questa iniziativa in un escamotage per rinviare ogni vera decisione alle calende greche - dice il segretario Pdl Angelino Alfano - Auspichiamo che i saggi svolgano la loro analisi programmatica in pochissimi giorni, e riferiscano a Napolitano nel più breve tempo possibile. Riteniamo opportuno che il Presidente riprenda le consultazioni con le forze politiche e che esse riprendano a parlarsi. La casa brucia e non sarebbero comprensibili altri rinvii e dilazioni». Per il segretario del Pdl, «il nodo politico resta irrisolto. Per noi l’alternativa è chiarissima: o c’è un’intesa politica piena che conduca a un governo di larga coalizione centrato sulle necessarie riduzioni fiscali e sul rilancio dell’economia, o altrimenti è indispensabile andare subito al voto senza che sia resa impraticabile la finestra elettorale di giugno. Noi siamo assolutamente pronti anche a questa seconda ipotesi». L’impressione è che, alla fine, si arriverà all’elezione del nuovo Capo dello Stato senza un nuovo governo. Poi si vedrà. Se il nuovo presidente della Repubblica sarà un nome condiviso (Marini, Amato o anche D’Alema) un nuovo esecutivo sorretto da Pd e Pdl potrà nascere. Altrimenti, se il centrosinistra dovesse prendersi il Quirinale a colpi di maggioranza, il ritorno alle urne sarebbe inevitabile. Gli sherpa dei due schieramenti stanno lavorando per cercare una soluzione. Nel frattempo ci sono i saggi, ma nel Pdl c’è scetticismo. «La cosa essenziale è che non ci siano dilazioni, perché il Paese ha bisogno di scelte chiare. Quindi, una conclusione rapida di questa fase e subito un chiarimento: governo politico o elezioni», spiega Maurizio Gasparri. Il vicepresidente del Senato chiarisce: «Il governo Monti è archiviato dal voto elettorale. Ora, per rispetto al Capo dello Stato, vediamo cosa succede con l’insediamento degli esperti. L’essenziale è che ci sia una rapida determinazione, che non ci siano dilazioni. O nasce un governo che abbia numeri chiari in Parlamento e piena consapevolezza delle priorità economiche, o la parola è agli elettori. Verifiche e approfondimenti sono doverosi ma devono essere rapidi. Manovre dilatorie creano solo problemi ulteriori». «Tutte le iniziative, anche estemporanee e fuori dagli schemi tradizionali, come quelle messe in atto da Napolitano vanno bene se servono a costruire il terreno politico e programmatico per una soluzione positiva - dice Fabrizio Cicchitto - Però il governo Monti non può sostituirsi all’esigenza di dar vita a un nuovo governo, la cui fiducia viene votata dalla maggioranza del Parlamento. I saggi non possono sostituirsi né al Parlamento né alla necessità di dar vita a un nuovo governo». Per Cicchitto «questo non è certo il tempo di governi che sopravvivono a se stessi per l’ordinaria amministrazione». «Il nostro auspicio - conferma Cicchitto - è che sia il nuovo Capo dello Stato sia il nuovo governo siano eletti con il concorso delle principali forze politico-parlamentari che considerano un valore il principio della governabilità: Pdl, Pd e Sc. Ciò è imposto anche dai rapporti in Parlamento. Nel caso in cui ciò sia impossibile per responsabilità del Pd, non si potrà fare a meno di riandare davanti al corpo elettorale». Una linea ribadita del resto anche dal vicepresidente della Camera Maurizio Lupi: «I saggi possono aiutare i programmi concreti, ma alla fine un governo bisogna farlo. È semplicissimo: il settanta per cento dei cittadini italiani ha votato centrodestra o centrosinistra. In qualsiasi Paese a quest’ora si sarebbe fatto un esecutivo. Da noi non è stato possibile, perché Bersani deve ancora elaborare il lutto della sconfitta». Una linea politica rilanciata del resto da Lara Comi, Anna Maria Bernini, Daniela Santanché, Dorina Bianchi, Stefania Prestigiacomo, Deborah Bergamini e Sandro Bondi. Insomma, larghe intese e dialogo sul Quirinale. Altrimenti elezioni. La linea con cambia.
Task force bocciata Il Pdl vuole il voto
Berlusconi e Alfano scettici sulla mossa del Presidente: larghe intese o elezioni
