Politica

La mossa del Colle all’esame dei mercati finanziari

La Borsa e il mercato obbligazionario incrociano le dita. Stamattina all’apertura delle contrattazioni si capirà come gli operatori finanziari hanno percepito la mossa del presidente della...

La Borsa e il mercato obbligazionario incrociano le dita. Stamattina all’apertura delle contrattazioni si capirà come gli operatori finanziari hanno percepito la mossa del presidente della Repubblica, Napolitano, di affiancare al governo Monti che resta in carica la commissione dei dieci saggi per proporre le vie d’uscita sui temi economici e sociali. Le ultime chiusure prima della pausa pasquale davano il listino milanese giù rispetto ai massimi dell’anno e lo spread a quota 346. Da questo valore si riparte stamattina anche se, almeno a dire dell’agenzia di rating Fitch, non è più questo l’indice che deve orientare le scelte di chi investe ma il rating. Anche in questo caso un autentico prodigio dopo che lo spread costrinse Berlusconi alle dimissioni e l’insediamento dei tecnici a Palazzo Chigi. Nonostante tutto però la paura continua a fare 90. Se le tensioni sui bond italiani continuassero il costo dell’indebitamento tenderebbe nelle aste in calendario al rialzo con un potenziale azzeramento dei sacrifici finora fatti. L’ingovernabilità e la mancanza di un esecutivo rappresentativo del voto hanno già condizionato l’esito finale delle borse la scorsa settimana. Mentre era in corso il tentativo del segretario del Pd, Pierluigi Bersani, di formare un nuovo governo, Piazza Affari ha chiuso la peggior settimana dal maggio scorso (-4,4% il Ftse Mib) mentre lo spread saliva fino a 360 punti base sulla scorta di rumosr che davano per imminente il taglio del rating da parte di Moody's. La cui scure potrebbe presto abbattersi sull’Italia secondo gli analisti. La stessa incertezza del quadro politico ha pesato anche sull’asta dei Btp di giovedì scorso. La domanda è stata bassa soprattutto dopo il successo del collocamento dei Bot a sei mesi del giorno precedente. Un segnale che gli investitori hanno già dato per scontato un periodo di incertezza prolungata e che piuttosto che affidare allo Stato italiano i loro denari per un termine di 5 o 10 anni hanno preferito farlo solo per sei mesi. Quelli necessari a chiarire il quadro in Italia e soprattutto in scadenza qualche giorno dopo il voto delle elezioni in Germania, test fondamentale per capire che strada dovrà prendere l’euro ed eurolandia. Da stamattina sarà più evidente se il jolly giocato da Napolitano sarà un buono o si rivelerà un’arma spuntata. Intanto il Quirinale si è consultato con il presidente della Banca Centrale Europea per capire la portata e la rete di protezione che Francoforte può fornire per contrastare la speculazione che ha già consigliato di vendere i titoli italiani e di riacquistarli quando i tassi saranno al 5,15%. Il bazooka di Draghi è pronto a fermarli.

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