Politica

Vince la «linea-Renzi» Con le urne più lontane parte la scalata al partito

I fedelissimi del sindaco soddisfatti per la svolta E Matteo scalda i motori per le nuove primarie

Mentre tramonta il sogno di Pier Luigi Bersani, il Pd di Matteo Renzi comincia a vedere l’alba. Pur non avendo partecipato a queste consultazioni, il sindaco di Firenze è probabilmente quello che più di altri ne esce vincitore. La resa della linea ufficiale dei Dem, quel «Bersani o il voto» che ha perso vigore con lo scorrere inesorabile dei giorni, avrà due effetti. Il primo, la probabile nascita di un governo che sarà sostenuto da Pd e Pdl. Il secondo, l’addio all’ipotesi di ritorno anticipato alle urne. Guarda caso, le stesse due condizioni sulle quali Renzi contava per preparare la sua scalata alla premiership. Così, mentre il partito sarà impegnato a sostenere un governo che nella migliore delle ipotesi durerà un anno, il «rottamatore» avrà tutto il tempo per affrontare nuove primarie, smarcarsi dalla «vecchia gestione» e giocarsi la propria partita. Alla faccia di chi avrebbe voluto tornare alle urne già a giugno per azzerare le sue speranze. Non a caso, pochi minuti dopo che Enrico Letta aveva comunicato quanto riferito a Napolitano, tra i primi a commentare c’era stato il fedelissimo di Renzi, Matteo Richetti: «Grande apprezzamento per la linea esposta dal vicesegretario» aveva detto, «d’altronde era quello che noi avevamo chiesto fin dall’inizio». Nelle ultime ore il nome del sindaco di Firenze si stava rincorrendo con sempre maggiore frequenza anche come chiave per risolvere la crisi di governo. Gli stessi montiani, guidati al Quirinale dal coordinatore di Scelta Civica Andrea Olivero, avrebbero proposto a Napolitano una premiership di Renzi per provare a mettere d’accordo tutte le forze politiche. Ma Matteo non aveva mai gradito questa ipotesi: guai a imbarcarsi in un’avventura con troppe incognite e destinata a durar poco. Tanto che a metà pomeriggio era dovuto intervenire lo staff del sindaco per spiegare che Renzi «non è in alcun modo coinvolto nel tentativo di trovare una via d’uscita allo stallo politico. È a Palazzo Vecchio a lavorare e segue le vicende nazionali, come tutti, dalla stampa. È fuori da tutti i giochi». Il rottamatore la sua partita preferisce giocarsela in un altro modo. Partendo dall’investitura popolare delle primarie e puntando solo dopo alla conquista del partito. Un partito, il Pd, che potrebbe doversi buttare tra le braccia del sindaco «obtorto collo», vedendo in lui l’unica ancora di salvezza dalle macerie che una nuova esperienza di governo con il Pdl potrebbe lasciare a via del Nazareno. I sondaggi, d’altronde, parlano chiaro. L’ultimo, il più eclatante, l’ha reso noto ieri Swg. Oltre a certificare un Partito Democratico in difficoltà, sorpassato dal Pdl al 26,2%, la rilevazione effettuata per la trasmissione Agorà ha anche segnalato il boom di consensi per il sindaco fiorentino. È lui, con il 55%, il leader nel quale gli italiani nutrono maggior fiducia, mentre Bersani continua a perdere posizioni e arretra al 30%. Non solo, due italiani su tre vorrebbero Renzi leader del centrosinistra. Nel dettaglio, tra gli elettori del Pd Renzi piace al 61%. Ma piace moltissimo anche agli elettori di centrodestra (71%) e a quelli del MoVimento 5 Stelle (68%), confermando di attrarre voti oltre il recinto classico della sinistra. L’impresa che ai leader del Pd, già Pci e Pds, non è mai riuscita, rimanendo ancorati a quel 30% che si è rivelato fatale nelle ultime elezioni. In base a questi numeri la partita del sindaco potrebbe rivelarsi in discesa. Ma il rottamatore non dovrà sbagliare le sue mosse. Anche in quest’ottica è stata pianificata la sua presenza ad Amici di Maria De Filippi, il prossimo 6 aprile. Matteo vuole «sporcarsi le mani» là dove i leader classici del centrosinistra non si sono mai voluti misurare. Ben sapendo che a guardare la trasmissione ci sarà soprattutto un target fatto di giovani e meridionali. Proprio quelle categorie che Bersani non ha saputo convincere. Una campagna elettorale in stile Berlusconi che potrebbe far storcere il naso ai «duri e puri» del Pd bersaniano. Che non a caso sono già pronti a contrapporgli il ministro «tecnico» Fabrizio Barca, con un curriculum solidamente ancorato ai valori classici della sinistra e lunghi trascorsi in Fgci. Ma stavolta a recitare il ruolo dell’outsider non sarà di certo il sindaco fiorentino.

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