Napolitano aspetta. Ma al momento, con le poche carte che ha in mano il segretario dei Democratici, sembra escluso che il Capo dello Stato possa concedergli la possibilità di presentarsi alle Camere confidando solo in un «miracolo». E sembra anche sbarrata la strada che, parlando con i suoi, Bersani aveva ipotizzato fino a pochi giorni fa: tirare avanti la trattativa fin quasi a ridosso dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica e poi sperare in un nuovo inquilino del Colle più disponibile. Napolitano, da quanto si capisce, non ha intenzione di chiudere il suo settennato lasciando il Paese nell’incertezza politica. E se non bastassero le sue convinzioni personali ci sono anche una serie di fattori che il capo dello Stato non sottovaluta. La prima è che il governo di Mario Monti, quello in cui aveva confidato per trascinare l’Italia fuori dal pantano della crisi, si sta sfaldando accumulando una serie di brutte figure. Le dimissioni del ministro Terzi non erano previste ma non era neppure prevista la debolezza del premier che non riesce a tenere unita la sua squadra. La seconda riguarda invece i mercati finanziari. Con lo spread già risalito a quota 350, con Moody’s pronta declassarci se non avrà segnali di stabilità e con l’Europa che ci tiene sotto osservazione, c’è la necessità di dare al più presto un esecutivo al Paese. Che non può essere più quello di Mario Monti che ha dato di sé, nelle ultime settimane, una pessima immagine. Dunque Giorgio Napolitano ha bisogno di chiudere in fretta questa partita. Prima di lasciare il Colle. L’ipotesi più probabile è che, congedato Bersani, subito dopo Pasqua prenda lui in prima persona l’iniziativa e arrivi a quel famoso governo del presidente più volte evocato. Una riedizione del governo Pella del 1953, con un incarico comunque a un politico, visto il pessimo impatto che alla fine ha avuto il governo dei tecnici sul Paese. Una figura sopra le parti però, capace di essere accettata sia dal Partito Democratico sia dal Pdl. Perché a questa alleanza, che magari comprenda anche Scelta Civica di Mario Monti, punta il presidente della Repubblica. La difficoltà, però, sta anche nell’individuare una personalità che possa essere «digerita» da Pier Luigi Bersani se il segretario del Pd dovrà essere costretto a cedere il passo. Ma anche l’appoggio del Pdl dovrà essere in qualche modo «guadagnato». Così la fiducia al «governissimo» del presidente potrebbe arrivare dopo l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Cioè quando il Cavaliere avrà la certezza di aver incassato la vittoria nella battaglia del Quirinale. E che la strada del governissimo sia quella che, alla fine, piace a entrambi i partiti lo dimostrano le due dichiarazioni arrivate dai capigruppi al Senato. «È giunto il tempo che la politica si riappropri del governo del Paese – ha commentato Renato Schifani – possibilmente sotto la guida illuminata e saggia del presidente Napolitano che possa dare una guida stabile, responsabile e coesa all'Italia». Dello stesso tenore anche le parole di Luigi Zanda, presidente dei senatori del Partito Democratico. Che si allineano proprio con l’urgenza che ha Napolitano di varare un nuovo esecutivo: «Le dimissioni irrituali e prive di qualsiasi prudenza politico-diplomatica del ministro Terzi, assieme a un'analisi obiettiva di tutta la vicenda, rendono evidente che l'Italia ha urgente bisogno di un governo. Ha bisogno di un governo politico, in grado di affrontare le questioni più urgenti, di un governo che mostri alla comunità internazionale che il nostro Paese sta uscendo democraticamente dalla gravissima crisi che lo attanaglia da troppo tempo».
La strada stretta del Colle fra voto e governissimo
Scenario Il capo dello Stato vuole un governo prima di dimettersi Ma l’unica soluzione sembra l’incarico a un uomo «super partes»
