«Chissà, magari la notte porterà consiglio». Le parole di un deputato Pdl seduto su un divanetto del Transatlantico testimoniano che la porta non è ancora chiusa. Certo, Angelino Alfano lancia strali e spiega che il tempo è finito. Ma la trattativa con Pier Luigi Bersani e il Pd prosegue sotto traccia. Esattamente come è accaduto in questi giorni. Nessuno, men che meno Giorgio Napolitano, poteva pensare che le posizioni ufficiali cambiassero dopo le consultazioni del leader democratico. Il quadro di oggi è lo stesso che il Capo dello Stato aveva davanti dopo i colloqui con le forze politiche di una settimana fa. Ma questo non significa che tutto sia rimasto fermo. Uno spiraglio c’è. Basterebbe che Bersani desse garanzie sul prossimo inquilino del Quirinale. Unica cosa che interessa veramente a Silvio Berlusconi e ai suoi (il centrodestra non ha neanche preso in considerazione l’offerta di presiedere la «convenzione» che dovrebbe occuparsi delle riforme istituzionali). Che garanzie può fornire il leader Pd? Anzitutto quella di un nome gradito alla controparte. Poi sui tempi, favorendo una sostanziale coincidenza tra il voto di fiducia all’esecutivo e l’elezione del Capo dello Stato. Anzi, meglio sarebbe se la seconda precedesse il primo. Certo, per renderlo possibile, Napolitano dovrebbe dimettersi una volta preso atto dell’intesa raggiunta tra Pd e Pdl. Che al momento non c’è. Così Bersani continua a prendere tempo. Potrebbe salire già oggi al Colle per informare il presidente della Repubblica (peraltro già ampiamente informato visto che i contatti tra i due non mancano) ma anche domani se dovesse capire che l’obiettivo è a portata di mano. «Nelle prossime ore e nella giornata di domani (oggi ndr ) attendo una risposta conclusiva - spiega -. La mia intenzione è nella giornata di domani (oggi ndr ) di portare al presidente della Repubblica gli esiti». «Ho cercato fin qui, in assoluta trasparenza, di mettere l’insieme delle forze politiche di fronte a un’occasione vera di cambiamento - prosegue -. È un’occasione precisa, strutturata, che riguarda un governo che risponda immediatamente ad alcune esigenze impellenti che ci vengono da queste elezioni e dalla società, e dall’altro dalla possibilità di allestire un meccanismo che renda finalmente possibile ed esigibile quella grande riforma di cui parliamo da 20 anni. Riflettano e in caso di risposta negativa dicano cos’altro vogliono fare. C’è una proposta più forte? La dicano. A me le altre appaiono idee di precaria e improbabile governabilità senza cambiamento». Lo spartito continua ad essere quello «suonato» in questi giorni. E quindi non stupisce sentire parole di chiusura su uno scambio governo-Quirinale («non è che siano ipotizzabili scambi tra due cose tutt’affatto diverse») né di sfida nei confronti Beppe Grillo: «Pensare di fermare l’intelligenza con gli insulti è come pensare di fermare l’acqua con le mani. Uno può insultare quando sta fuori dal Palazzo ma quando è in Parlamento deve dire cosa vuol fare per il Paese». Il registro non cambia nemmeno quando si finisce a parlare di conflitto di interessi. «Non scendo di nessuna tacca - assicura Bersani -. Non sono contro nessuno, ma la famosa tacca della legalità non può essere misurata su altro che sulle esigenze del Paese. Ci sarà una legge sul conflitto di interessi, per il reato di autoriciclaggio, e anticorruzione. Non intendo abbassare gli obiettivi». L’attenzione si sposta così sullo scontro finale che andrà in scena al Quirinale. Bersani assicura che non andrà «con delle richieste in premessa. Non ho diktat da fare. Devo portare una valutazione conclusiva che è fatta di numeri e anche di valutazioni politiche, in un dialogo sempre corretto, bello e produttivo». Certo, non è un segreto che il Capo dello Stato sia pronto a mettere in campo un piano B qualora dovesse considerare insufficienti le «valutazioni» del segretario. Lui preferisce non parlarne: «Il mio non è uno sforzo fazioso. Sto a questo tracciato e non penso ad altro poi ogni giorno ha la sua pena...». Qualcuno è pronto a giurare che, seduto faccia a faccia con Napolitano, il suo tono non sarà così conciliante. Almeno che la notte non porti consiglio.
Bersani spera ancora che qualcuno lo aiuti ad uscire dall’angolo
Il segretario: «Oggi mi aspetto una risposta conclusiva dai partiti». Ma potrebbe prendersi altre 24 ore
