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Dell’Utri condannato a 7 anni. E il Pg chiede l’arresto

Gaetano Mineo Dopo 19 anni di alterne vicende giudiziarie e tre sentenze, la Corte d'appello di Palermo ha condannato a 7 anni l'ex senatore del Pdl, Marcello Dell'Utri, imputato di concorso...

Dopo 19 anni di alterne vicende giudiziarie e tre sentenze, la Corte d'appello di Palermo ha condannato a 7 anni l'ex senatore del Pdl, Marcello Dell'Utri, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Per l'ex manager di Publitalia il pg Luigi Patronaggio ha chiesto l'arresto per pericolo di fuga. «Dire che ho ancora fiducia è una parola grossa - ha affermato Dell'Utri subito dopo il verdetto - Aspetto le prossime puntate di questo romanzo criminale che non poteva finire qui. Spero nella Cassazione». Il senatore è provato nell'aula. Un'altra speranza, Dell'Utri tuttavia ce l'ha: «Se arrivasse la prescrizione direi come Andreotti: sempre meglio di niente». Dai suoi legali, che hanno annunciato ricorso in Cassazione, un unico commento: «Delle sentenze si può parlare solamente dopo averne presa completa lettura». E così la Corte ha rideterminato la pena sulla sentenza di primo grado, attenendosi ai principi enunciati dalla Cassazione nella sentenza con cui un anno fa aveva annullato il primo processo d'appello. Dunque, una sentenza che giunge a 19 anni dall'avvio delle indagini per mafia sull'ex senatore del Pdl, aperte nel 1994 dalla Procura di Palermo e sfociate nell'ottobre del 1996 nel rinvio a giudizio. Il primo processo, il 5 novembre del 1997 davanti al Tribunale di Palermo, era durato sette anni e si era concluso l'11 dicembre del 2004 con la condanna di dell'Utri a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa, più due anni di libertà vigilata, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento per le parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo. Quel verdetto era stato parzialmente corretto in secondo grado, in nel processo del 16 aprile del 2010 conclusosi il 29 giugno e che aveva ridotto a sette anni la pena per Dell'Utri, a fronte di una richiesta di 11 anni. I giudici avevano ritenuto provati i rapporti tra Dell'Utri e la mafia fino al 1992 mentre lo avevano assolto «perché il fatto non sussiste» per i fatti successivi. In sostanza, aveva retto l'impianto accusatorio secondo cui Dell'Utri avrebbe fatto da mediatore tra Cosa nostra e Berlusconi, e lo aveva tra l'altro convinto ad assumere come stalliere ad Arcore il boss Vittorio Magano, morto in carcere. Dell'Utri è stato anche condannato a risarcire le spese legali delle parti civili che si erano costituire contro di lui, il Comune e la Provincia di Palermo. Al Comune dovrà versare 7.800 euro.

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