I rimborsi dei debiti che la pubblica amministrazione ha contratto nei confronti delle imprese potrebbe mettere a rischio il deficit e bloccare la chiusura della procedura di deficit eccessivo ancora in corso da Bruxelles nei confronti dell’Italia. I 40 miliardi che, secondo la proposta del ministro dell’Economia Grilli, dovrebbero essere erogati per compensare almeno in parte l’esposizione delo Stato verso le imprese, farebbe salire il deficit dello 0,5%, al 2,9%. Cioè un soffio sotto quel 3% del rapporto tra deficit e pil che rappresenta la soglia massima consentita dal Patto di Stabilità all’indebitamento dei Paesi. Per questo la Commissione europea ha fatto sapere che intende mantenere la guardia alzata, perché dovrebbe chiudere la procedura per deficit eccessivo a maggio per poi riaprirla qualche mese più tardi in caso di disavanzo superiore al 3%. Quindi bocce ferme. Monti, intervenendo in Aula in Senato, ha assicurato che «l’Italia sarà fuori dalla procedura per deficit eccessivo nell’aprile 2013, anticipando i tempi previsti». Ma ha anche giustificato Bruxelles, sottolineando che la presa di posizione della Commissione europea sul pagamento dei debiti arretrati della pubblica amministrazione «non significa un via libera illimitato ad un aumento del debito pubblico e del deficit». Monti ha spiegato che nell’ultimo Consiglio europeo, si è impostata una nuova politica economica «che non intende violare le regole, ma trovare una più matura applicazione delle regole». Il premier ha quindi ricordato «la distinzione tra spesa pubblica corrente e la spesa pubblica per investimenti produttivi». Il che non vuol dire che Bruxelles ha consentito di contabilizzare gli investimenti produttivi al di fuori del Patto di Stabilità, ma che tiene conto dell'impatto sulla crescita di tali investimenti. Quanto ai tempi del decreto per i rimborsi, Monti ha chiarito che occorre una nota di variazione del Documento di economia e finanza, ma ora appena le Camere «approveranno il parere, il governo presenterà il decreto in tempi operativi». È innegabile che l'intervento di 40 miliardi nel biennio 2013-2014 consentirà di aggredire lo stock del debito ma non di risolvere definitivamente il problema: c'è chi chiede al governo, ha detto, di «pagare tutto e subito» ma c’è la posizione della Ue che chiede il rispetto della soglia del 3% nel rapporto deficit/pil nel 2013. Per definire le modalità dei pagamenti «sono già previsti per i prossimi giorni incontri con le parti sociali e le amministrazioni pubbliche per definire le modalità dei pagamenti». Nel Consiglio Europeo è infatti stata ribadita l'importanza delle misure in favore della crescita. Monti ha ribadito che «la disciplina di bilancio impone sacrifici dolorosi ma alla fine rende. Non perché si evitano le sanzioni dell'Europa o dei mercati, ma perché consente nuovi interventi senza mettere a repentaglio gli equilibri finanziari». Il premier ha ribadito quella che è a sua ferma convinzione, ovvero che «la disciplina di bilancio non è un inverno che gela ogni politica di crescita ma la base su cui costruire una crescita duratura». E comunque le politiche europee «possono cambiare, non sono una cappa di piombo». Monti insiste sul fatto che «gli italiani si sono salvati da soli, rifiutando quei prestiti che ci venivano quasi imposti perchè eravamo pericolosi, ma che non abbiamo voluto». Secondo Monti se l'Italia avesse accettato il prestito «si sarebbe trovata in casa la trojka Fmi-Bce-Ue, in una sorta di guida eterodiretta e tecnocratica, perdendo la dignità e la speranza». Quanto al debito pubblico, «il macigno che grava sulle spalle degli italiani, è stato fabbricato in queste aule nel corso dei decenni, con un aumento continuo che sarebbe gravato sulle generazioni future». Monti ha rivendicato la «vittoria» del governo dopo il braccio di ferro con alcuni paesi Ue, tra cui la Germania, sullo scudo anti-spread e ha aggiunto che «altro è dire di voler picchiare il pugno sul tavolo a Bruxelles, altro è ottenere un risultato». Si tratta dello scudo anti spread introdotto dalla Bce che «non è stato ancora utilizzato, ma che è lì e dà una certa tranquillità al mercato - ha aggiunto - ed è stato possibile perchè il governo italiano, avvalendosi dell'unanimità ha bloccato il patto della crescita che alcuni paesi volevano, Italia compresa, ma che andava legato al primo aspetto». Poi il caso Cipro. Monti ha assicurato che il supporto finanziario dell’Eurozona al salvataggio dell’isola «avverrà con il meccanismo europeo di stabilità e non ci sarà, quindi, alcun impatto sul debito.
Deficit a rischio con i rimborsi
Il nodo Con il pagamento dei debiti alle imprese il disavanzo sale vicino alla soglia massima del 3%
