Politica

«È da 21 anni che lo ripeto: Tangentopoli non è mai finita»

Nicola Imbertin.imberti@iltempo.it Sarà un caso, o forse un riflesso condizionato legato agli anni passati nelle aule dei tribunali, ma la prima parola che Antonio Di Pietro pronuncia appena gli...

n.imberti@iltempo.it Sarà un caso, o forse un riflesso condizionato legato agli anni passati nelle aule dei tribunali, ma la prima parola che Antonio Di Pietro pronuncia appena gli si chiede se quella iniziata in questi giorni sia una «nuova» Tangentopoli, è «denuncio»: «Lo dico dal 1992. Sono 21 anni che denuncio che tutto è come prima». Quindi Tangentopoli non è mai finita? Perché? «Perché le leggi che servivano per uscire da Tangentopoli sono state sistematicamente bocciate». Veramente i programmi elettorali dei partiti sono pieni di interventi per combattere la corruzione. «E io denuncio la loro ipocrisia politica. Tanto la destra quanto la sinistra, in questi anni, si sono sempre rifiutate di assumersi la responsabilità di approvare certe leggi». E il recente testo anticorruzione? «I partiti della strana maggioranza lo presentano come una legge per combattere la criminalità corruttiva. L’Idv è stato l’unico a votare contro perché, al contrario, è una legge a favore della corruzione». Addirittura. «Le faccio un breve elenco. È stata eliminata la concussione per induzione, il reato tipico della pubblica amministrazione che portò a Tangentopoli. Non è stato ripristinato il falso il bilancio. Non è stato introdotto il reato di voto di scambio, né quello di autoriciclaggio. Non si è intervenuti sui tempi della prescrizione». Una volta avrebbe detto che la colpa è di Silvio Berlusconi. Oggi attacca anche il Pd. Una ripicca per il mancato accordo elettorale? «Berlusconi è quello che due giorni fa ha difeso la corruzione e le tangenti. Dipendesse da lui vivremmo in uno Stato criminale. Le sue proposte sono irricevibili. Ha anche rilanciato l’immunità parlamentare come forma di difesa dal "cancro" della magistratura. Come se la colpa fosse dei magistrati e non chi commette reati». E il Pd? «Dante mette all’Inferno anche Ponzio Pilato. Il centrosinistra doveva sostenere le nostre proposte. Quelle che ho elencato prima e l’Idv ha presentato come emendamenti alla legge anticorruzione. Invece me le hanno bocciate. Lo facevano anche quando ero al governo con loro. Per non parlare di Mario Monti». Anche il Professore? «Monti è stato avvisato 40 volte, attraverso interrogazioni dell’Idv, della necessità di rimuovere Giuseppe Orsi. Non ci ha mai degnati di una risposta. Per 2 volte abbiamo anche chiesto di sapere il motivo della supervalutazione di Antonveneta. Niente da fare». Tutti colpevoli. «Le principali differenze con Tangentopoli sono che oggi il sistema si è ingegnerizzato. E questo è stato possibile perché sono state fatte leggi per "sbiancare" i reati, per favorire l’impunità di chi li commette, per rendere più difficili le indagini. L’altra è che nel 1992 le forze politiche provavano vergogna, adesso chiedono il voto su ciò che non hanno fatto per 20 anni. Al di là dei programmi i cittadini dovrebbero chiedersi che credibilità possono avere questi personaggi». Lei dà pagelle agli altri, ma anche l’Idv ha avuto i suoi problemi. «È vero. Ma le mele marce sono state subito espulse. Serve la prevenzione. Una norma che vieti la candidatura dei condannati e di chi è stato rinviato giudizio. Ci sono dei motivi di opportunità». Alcuni delle personalità coinvolte nei recenti scandali, però, non erano né condannate, né rinviate a giudizio. «Per questo serve anche una modifica della legge elettorale. Non si può affidare ad una sola persona la possibilità di scegliere chi candidare. Devono essere i cittadini. Perché quando io ho scelto il "mio" Antonio Razzi non lo conoscevo e non potevo sapere che, arrivato a Roma, si sarebbe dimostrato uguale agli altri». Vincenzo Maruccio, però, lo conosceva. «Conoscevo un avvocato di 29 anni, laureato con il massimo dei voti. Mi sembrava l’uomo giusto per rappresentare l’innovazione politica. Quando è esploso il caso gli ho chiesto di dimettersi e lui lo ha fatto immediatamente. Anche Gesù, su 12 apostoli, ne sbagliò uno. Un povero Cristo come me può non sbagliare? Il problema è che dobbiamo combattere contro chi sta cercando di far passare il messaggio che l’illegalità paga. E non si può pensare di farlo solo con la repressione. Servono incentivi che facciano capire che essere onesti è conveniente».

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