È inutile che i soliti, a sinistra e dintorni, cerchino di liquidare le proteste e gli allarmi rinnovati da Silvio Berlusconi contro le irruzioni giudiziarie nella campagna elettorale, e altrove, rinfacciandogli i processi passati o in corso. Che gli toglierebbero la credibilità necessaria per denunciare alcunché a proposito dell'amministrazione della giustizia in Italia. I fatti sono più forti degli argomenti cui ricorrono gli avversari del Cavaliere per continuare a criminalizzarlo e cercare di tappargli la bocca, per quanto sia ormai chiaro che l'uomo non si lascia intimidire. Fra aziende pubbliche e private sotto schiaffo, amministratori arrestati, candidati alle elezioni condannati a poco più di dieci giorni dal voto, altri per i quali si chiudono vecchie indagini allo scopo di arricchire il paniere delle accuse e aumentarne il clamore, governi di vario colore di cui si contesta in tribunale l'esercizio dei legittimi poteri nell'apposizione del segreto di Stato per tutelarne la sicurezza e i rapporti internazionali, c'è solo da mettersi le mani nei capelli. Almeno per chi ce li ha, come il presidente del Consiglio Mario Monti. Che invece fa praticamente finta di nulla e pronuncia generiche parole, una volta tanto, di fiducia. Ricordiamo agli smemorati che sotto sequestro, per quanto metaforico, è finito in questi giorni persino il capo dello Stato. Le cui famose telefonate con Nicola Mancino, intercettate con asserita «casualità» nell'ambito delle ultime indagini di Antonio Ingroia, quelle sulle presunte trattative di una ventina d'anni fa fra lo Stato e la mafia, attendono ancora di essere distrutte a Palermo. Dove è stato disposto lunedì scorso il rinvio di un mese, almeno per ora, a dispetto di una sentenza inappellabile della Corte Costituzionale. Che è indirettamente incorsa nelle resistenze dei difensori di un imputato e pentito di mafia molto particolare, diciamo così, come Massimo Ciancimino. È il caso di chiedersi a cos'altro si debba ancora assistere per prendere finalmente atto dell'emergenza costituita in Italia dal cosiddetto esercizio dell'azione penale. Troppo spesso pazzotico, a dir poco.
Un Paese sotto sequestro Colle compreso
di Francesco DamatoÈ inutile che i soliti, a sinistra e dintorni, cerchino di liquidare le proteste e gli allarmi rinnovati da Silvio Berlusconi contro le irruzioni giudiziarie nella campagna...