Politica

Bersani e Monti tornano «nemici»

Il leader Pd: «Non accetto lezioni Nessun patto in Lombardia»

Mario Monti minimizza: «Non vedo litigi. Vedo osservazioni, punti di vista leciti da una parte e dall’altra». Dopotutto il Professore sa che il vero «nemico» è altrove. È quel Silvio Berlusconi che ormai non perde occasione per pentirsi di tutti i passi compiuti dopo le dimissioni del novembre 2011 (dalla decisione di appoggiare il governo dei tecnici fino alla controfirma sulla nomina a senatore a vita del premier). Così meglio minimizzare le divisioni con Pier Luigi Bersani. Che comunque ci sono. Anche se c’è chi assicura che sono solo un modo per non dare l’impressione di aver già stretto accordi prima delle elezioni. Sarà, ma intanto ieri il leader del Pd non ha perso occasione per marcare le distanze da Monti. A cominciare dalle Regionali in Lombardia. Alcuni dei cosiddetti «montiani», nei giorni scorsi, hanno ipotizzato un «voto disgiunto» a favore del candidato del centrosinistra Umberto Ambrosoli. Cosa che ha fatto infuriare Gabriele Albertini, ma anche il premier che, non a caso, ha ribadito che i «suoi» voteranno l’ex sindaco di Milano. Una mano in questa direzione è arrivata da Bersani che, interrogato su un possibile «scambio» tra Pd e Scelta Civica, ha replicato: «Non ho intenzione di far tavoli o tavolini. Penso che la gente è matura possa valutare da sé, non ha bisogno di nessuno che gli detti il compito. Ci si tenga fuori da questi ragionamenti tutti politicisti. In Lombardia la gente sta comprendendo quale è la posta in gioco. Qui vince chi arriva primo. O vince Ambrosoli o vince Maroni. La gente deciderà a chi affidare il cambiamento». Parole che non cancellano comunque una certa soddisfazione del candidato premier del centrosinistra visto che era stato proprio lui ad invitare gli elettori montiani a non disperdere i loro voti ma a confluire su Ambrosoli (che sempre ieri ha incassato il sostegno di Antonio Ingroia ndr ). Ma se sulla Lombardia Pier Luigi e Mario sembrano ormai pronti a darsi una mano a vicenda, ovviamente senza ufficializzare niente, su altri temi restano le distanze. «Io non prendo lezioni da nessuno - attacca il segretario Pd -. Abbiamo fatto le primarie e deciso chi dirige il traffico, abbiamo fatto la foto di gruppo con Vendola, Tabacci e Nencini. Abbiamo fatto un patto che cede sovranità, in caso di dissenso, alla riunione congiunta dei gruppi. Noi siamo davanti al Paese». «Vuol presentarsi Monti con Fini e Casini e dirci come risolve il problema, per esempio, delle unioni civili tra omosessuali, o delle liberalizzazioni o della posizione da tenersi in Europa? - aggiunge -. Vuol presentarsi Berlusconi con Maroni e Storace e dirmi che cosa vanno a dire il primo giorno che li chiama il presidente della Repubblica e chiede loro chi vogliono per presidente del Consiglio? Noi abbiamo presentato quel che siamo. Abbiamo molta più solidità di tutte le altre coalizioni che sono mimetiche, che non hanno fatto vedere una foto di gruppo. Me ne facciano vedere una, poi dopo discutiamo». Poi una risposta al premier che aveva definito «infantili» le sue critiche dopo la conclusione delle trattative per il bilancio Ue: «Non è una critica infantile, ma adulta, perché io son ben contento se l’Italia spende 1 euro in meno e prende un 1 euro in più ma non ci sto a dire che la prospettiva di bilancio europea va bene così. L’Italia così non va da nessuna parte. Il bilancio federale degli Stati Uniti rappresenta il 22% del Pil Usa; quello europeo l’1% del Pil Ue. È vero che non abbiamo gli Stati Uniti d’Europa ma è troppo poco. L’accordo è stato raggiunto dando retta agli inglesi e a qualche alleato nordico». Chiuso il capitolo Monti, Bersani è passato a Berlusconi. Dice che è davanti al Pd e ha imboccato la corsia di sorpasso? «Qui è come una barzelletta. Sì ha preso l’autostrada all’inverso ed è in corsia contromano». Quindi un nuovo capitolo della vicenda «giaguaro». Il segretario nei giorni scorsi aveva usato una delle sue famose espressioni («smacchieremo il giaguaro») e il Cav aveva risposto: «Smacchiato il giaguardo troverà un leone». Controreplica del leader Pd: «Ci toccherà spellare il leone». Quindi dopo essersi unito al coro degli estimatori di Maurizio Crozza («mi piace molto, mi diverte») un nuovo messaggio al Prof: «Questo governo tecnico, col nostro aiuto, ci ha tenuti fuori dal precipizio. Sarebbe meglio che Monti se lo ricordasse».

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