Politica

Per Silvio meglio il Pd del Professore

Berlusconi: «Nel 2011 dovevamo andare alle urne. Spavento l’Europa? Una cazzata»

n.imberti@iltempo.it Sicuramente non ha gradito. Quell’attacco lanciato da Mario Monti sui «voti comprati» non è piaciuto a Silvio Berlusconi. Che in serata, ospite di In Onda su La7, ha risposto a modo suo. «Il paragone con Lauro (il politico napoletano che consegnava ai propri elettori una scarpa prima e una dopo le elezioni ndr ) - ha esordito - non sta in piedi ed è indecente. Con la restituzione dell’Imu vogliamo compiere un’opera di riavvicinamento tra i cittadini e lo Stato». E ancora: «Ai mercati non gliene importa niente di cosa succede al governo. Il mio ritorno fa paura all’Europa? Ma andiamo, nemmeno per sogno. È una grande cazzata». Concetto ribadito quando i conduttori, Luca Telese e Nicola Porro, gli hanno fatto notare che aveva appena detto una parolaccia: «Sì, Monti se lo merita». Non solo, ma Berlusconi è tornato anche su quel passaggio del novembre 2011 quando decise di dimettersi e di appoggiare l’esperienza del governo tecnico. Fino ad oggi il Cav ha sempre rivendicato quel gesto come il frutto del suo «senso di responsabilità» nei confronti del Paese. Oggi la musica è cambiata: «Con il senno di poi andrei alle elezioni subito». E poco importa se avesse vinto il Pd: «Andava a Palazzo Chigi un governo eletto dagli italiani, non c’era questa parentesi con personaggi senza arte né parte che andati lì hanno fatto malissimo». Insomma, per Silvio, Monti «è la più grande delusione della mia vita, peggio di Fini e di Casini. Non conosce la realtà economica. Questa tassa (l’Imu ndr ) è un fatto di ignoranza assoluta di quello che succede sul mercato e nell’economia vera». E quando gli si fa notare che il Pdl l’ha votata in Parlamento ripete: «Forse avremo sbagliato a sostenere troppo a lungo il governo dei tecnici ma sarebbe stato irresponsabile togliere subito la fiducia. Quando introdusse questa tassa sbagliata sulla casa, cercammo di dissuaderlo ma non riuscendoci ci trovammo una sera a ragionarci c’era una maggioranza che diceva non possiamo accettare questa tassa, ma ci dicemmo "come facciamo a far cadere questo governo 3 settimane dopo?"». Chiusa la «parentesi montiana» Berlusconi si è potuto concentrare sui temi più legati alla sua campagna elettorale. Prima un mea culpa: «Una promessa l’ho mancata e ho una grande colpa. La promessa mancata di modernizzare il Paese e completare la rivoluzione liberale. Andato a Palazzo Chigi mi sono dovuto accorgere che entrato nella stanza dei bottoni che non ha nemmeno i bottoni». Poi la sicurezza della vittoria: «In giro in Italia trovo un entusiasmo superiore a quello del ’94». Infine le promesse. Ius soli («Chi è nato qui può fare domanda per diventare cittadino a 18 anni»). Coppie di fatto («Dico no ai matrimoni che devono restare tra uomo e donna, ma sì alla regolamentazione delle coppie di fatto»). Ponte sullo Stretto («se vinco si farà»). Ma, soprattuto, il fisco. «Se un cittadino si trova a sbagliare qualcosa o un imprenditore è in difficoltà perché non trova i soldi per pagare il fisco - ha spiegato -, Equitalia arriva con multe, sanzioni, interessi enormi e ci sono imprese costrette a chiudere per colpa del fisco. Nel 2012, mille imprese al giorno sono scomparse. Non è un condono sulle sanzioni, è una regolamentazione che prendendo spunto dalla crisi ridurrà le sanzioni e cancellerà gli interessi e non le imposte, riprendendo la discussione da Stato amico e non nemico. E si stabilirà la impignorabilità della prima casa». Un rapido passaggio su Mps («il Pd, che poi è il Partito Comunista con tanti nomi diversi e gli stessi uomini di allora, si è comportato come sempre nei confronti delle istituzioni che da lui dipendono, con un’identificazione dell’istituzione con il partito») e Saipem («Certe indagini rovinano queste aziende»), per tornare su Benito Mussolini: «Ho avuto un attacco assoluto e non avevo detto niente di sbagliato». Un pensiero anche per quelli che lo attaccano per l’acquisto di Mario Balotelli: «Ho perso tifosi di altre squadre. Ci sono tifosi di altre squadre che non sono stati contenti». Senza dimenticare Oscar Giannino: «È pronto a entrare nell’arena di un circo. Se qualcuno lo vota lo fa perché è simpatico: qualche anziana lo voterà perchè simpatico». Per chiudere con l’imitazione che Maurizio Crozza gli ha riservato a Ballarò : «Crozza? È molto bravo. E dice anche cose vere...». Anche su questo la distanza da Monti, che si era arrabbiato per le battute del comico, è netta.

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