Con o senza loden. Alla gente non piaceva tanto con l’austero paletot tirolese, ma senza ancora peggio. E lui lo sa. E condivide. Mario Monti lo ha ammesso ieri a Milano: si preferiva in versione professore severo e non in quella di politico candidato. Eppure del politico ormai ha assunto anche i toni: difende il suo operato da premier (come me nessuno mai), definisce gli italiani maturi soltanto se voteranno la «Scelta civica», attacca il suo predecessore, con il refrain dei voti comprati, usa le metafore come il segretario del Pd (renderò trasparenti i camaleonti) accusandolo di essere infantile. Ma come capita spesso ai politici, anche Monti comincia a sentire stormir di fronde, non certo pascoliane, all’interno della sua lista, tanto da dover ribadire, proprio dal capoluogo lombardo, che non condivide la logica del cosiddetto voto utile o inutile «auspicando» che chi vota Monti, voti Albertini per la Regione Lombardia, affinché non finisca nelle mani di Maroni. Un intervento necessario visto che metà della sua lista, capolista compresi (vedi la Borletti Buitoni) è pronta a votare il candidato di sinistra Umberto Ambrosoli. E allora, o Monti non «controlla» neanche le persone che fanno parte della compagine, oppure quella nei confronti di Albertini è una difesa d’ufficio utile per coprire un accordo già fatto dai suoi con il Pd. A dispetto di Monti stesso. È questa la «musica» che pare arrivare dalla zona del Prof a due settimane dal voto. Da Sanremo invece non arriveranno solo canzonette, perché ci sarà anche Maurizio Crozza. E farà tutto quello che vuole.
Commenti
I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.