n.imberti@iltempo.it Adesso silenzio. Niente sondaggi fino al 24 febbraio. La rimonta, il sorpasso, il crollo. Saranno le urne a dire come è andata a finire. Per i prossimi 15 giorni campagna elettorale e fiato sospeso. Ovvio che il lavoro degli «uomini dei numeri» non si fermerà. I partiti continueranno a ricevere rilevazioni, ma i cittadini italiani non ne sapranno niente. Divieto di renderle pubbliche. Così, ammesso che si possano considerare i sondaggi come una scienza esatta (o quasi), l’ultima fotografia dell’Italia che si prepara al voto delle Politiche è quella di ieri. Ed è una fotografia che può essere così sintetizzata: Silvio Berlusconi ha effettivamente recuperato consensi negli ultimi giorni, la distanza tra centrodestra e centrosinistra oscilla tra 4 e gli 8 punti, Pier Luigi Bersani avrà bisogno del sostegno di Mario Monti (ammesso che il Professore e la sua lista ottengano un risultato all’altezza della situazione), per governare. Sull’argomento, ieri, si sono esercitati sia Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore che l’istituto Swg che ha realizzato una proiezione in esclusiva per il programma Agorà su Rai Tre. Il primo ha scritto che la «partita» di Palazzo Madama è «ancora aperta». Soprattutto se il centrodestra, dato sicuramente vincente in Veneto, dovesse riuscire a conquistare una tra le Regioni considerate in bilico: Sicilia e Lombardia. Diversa l’analisi di Swg, istituto considerato più «vicino» al centrosinistra, che invece presuppone la vittoria del centrodestra in tutte e tre le Regioni. In tal caso Bersani e i suoi non avrebbero la maggioranza a Palazzo Madama dove Pdl e Lega conquisterebbero 102 seggi, il MoVimento 5 Stelle 39, 21 Scelta civica con Monti mentre resterebbe fuori Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia. «In realtà - ha spiegato Roberto Weber, presidente dell’istituto - a parte il Veneto, nelle altre Regioni contese il vantaggio del centrodestra è davvero minimo e quindi i giochi sono ancora aperti. La madre di tutte le battaglie è la Lombardia». Diverso il discorso alla Camera, dove - secondo le proiezioni - la coalizione di centrosinistra, complice il premio di maggioranza, avrà 340 seggi seguita da centrodestra (120); MoVimento 5 Stelle (81); partiti legati a Monti (58); Rivoluzione civile 18. Tornando invece ai dati analitici Renato Mannheimer dà il Pd al 32,2% e il Pdl al 22% segnalando un recupero di 5 punti in poche settimane. Ciò nonostante la distanza tra le due coalizioni resta intorno ai 7 punti. Sempre per Mannheimer la Lombardia andrebbe al centrodestra e la Sicilia al centrosinistra. Demos segnala ugualmente una crescita del Pdl che va poco sopra il 20% con il Pd sotto il 30%(centrosinistra 34,1% - centrodestra 28,6%). La Lombardia verrebbe assegnata sul filo di lana con una differenza minimale tra le coalizioni. Euromedia Research, istituto di fiducia del Cavaliere, dà una distanza di meno di due punti (34,4% centrosinitra; 32,7% centrodestra) con il Pd sotto il 30% e Pdl al 23%. Chiude la carrellata Ipsos: Bersani è avanti di 6,6 punti, due settimane fa erano 10,8. Da qui si parte. Quale sarà l’arrivo lo si saprà il 25 febbraio.
Italiani verso il voto con l’incubo Senato
Scatta il divieto di pubblicare sondaggi Tutti concordi: Berlusconi ha rimontato
