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Monti-Cgil: giallo sull'accordo nascosto

Mario Monti

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Gli «scoop» - o presunti tali - ai tempi dei social network. Quando le informazioni viaggiano veloci. Quando - se direttamente interessati - si fa presto a correggere il tiro. Ecco allora un incontro segreto, due smentite di rito, una nuova conferma, e la trattativa sulla riforma del mercato del lavoro si tinge di giallo. È l'indiscrezione di Repubblica su un «vertice» fra il premier Mario Monti e il leader della Cgil, Susanna Camusso a smuovere le acque. Un accordo ancora non c'è, ma «un primo compromesso» - anche sul nodo più complicato dell'articolo 18 - sembra delinearsi: questa la notizia. La norma verrebbe «sospesa», e non cancellata, per ex precari e nuove aziende: tanto basterebbe per accontentare tutti e consentire al premier di presentare all'Unione europea la tanto attesa riforma del mercato del lavoro e ai sindacati (Cgil in primis) di non dover scendere in piazza e preparare le barricate. L'intesa, però, dura poco. Il sindacato di Susanna Camusso affida a Twitter le prime precisazioni, ribadisce la propria posizione e arriva addirittura ad adombrare l'ipotesi di un «complotto» mediatico ai suoi danni. I 140 caratteri messi a disposizione dal social network non sono sufficienti a contenere la forza della smentita. Serviranno otto "tweet" per mettere le cose in chiaro. Intanto, la notizia è «assolutamente infondata». Di più, è «una grave invenzione». «Le nostre posizioni sull'articolo 18 sono note e stranote». I "cinguettii" si fanno sempre più polemici: «Ci chiediamo perché Repubblica sia scesa a queste bassezze», tuona la Cgil. Poi ancora: «Prima due fondi di Scalfari, ora una notizia falsa in prima pagina». Finché l'organizzazione sindacale si chiede: «Qualcuno vuole far saltare il confronto? Chi vuole forzare la mano? Noi non subiremo pressioni improprie». Nel frattempo, una dura smentita arriva anche dal governo: «Palazzo Chigi e la Cgil - si legge su un comunicato pubblicato sul sito dell'esecutivo - rendono noto che nei giorni scorsi non vi è stato nessun incontro né colloquio tra il Presidente del Consiglio Mario Monti e il Segretario generale della Cgil Susanna Camusso». Il quotidiano guidato da Ezio Mario, però, non ci sta e ribadisce la sua ricostruzione, sottolineando «di aver appreso la notizia dell'incontro e dei suoi contenuti da fonte certa». Nel dibattito a distanza, tutto rigorosamente on line, si inserisce poi anche la Cisl. L'organizzazione di Raffaele Bonanni, essendo stata a lungo al centro delle critiche della Cgil per il suo rapporto privilegiato con l'ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, si concede un "cinguettio" sarcastico: «Speriamo sia vero l'incontro segreto tra Camusso e Monti. Fa sorridere che taluni discutano sottobanco quello che altri fanno sotto la luce del sole», è la stoccata. Che ci sia stato o meno l'incontro, è sufficientemente chiaro ormai che la trattativa non possa fare a meno del nodo articolo 18. Il governo è intenzionato ad andare avanti per la sua strada e i sindacati lo sanno bene. A partire proprio dalla Cgil. Per questo, l'accordo, o meglio il compromesso, sarebbe vicino: la Cgil non fa saltare il tavolo e continua a negoziare - con ampi margini di successo - il resto della riforma. Il governo mette sul tavolo la manutenzione dell'articolo 18, ma senza «strafare». Avanti, dunque, con il lavoro tecnico sulle misure condivise: manutenzione degli ammortizzatori sociali, riduzione delle forme contrattuali, stretta sulla cosiddetta flessibilità cattiva. Interventi per cui servono risorse, ed è il governo a doverle assicurare. Opposizione ferma, rumorosa se necessario, invece, ad ogni ipotesi di blitz sulle tutele per i lavoratori. Ma anche l'impegno, non scritto ma sostanziale, a non rompere la trattativa e andare fino in fondo a leggere le carte del governo. Perché la strada è già segnata e perché l'unità sindacale e la coesione sociale sono in questa fase due priorità per il sindacato di Susanna Camusso. In gioco, oltre a una riforma cruciale per il Paese, ci sono gli equilibri nel mondo sindacale, i rapporti interni alla Cgil e, sul piano politico, quelli fra Corso d'Italia e il Pd.

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