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I rottamatori a Bersani: "Pronti a guidare il Pd"

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani

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Ad ascoltarli, a Bologna, è andato Dario Franceschini ma non Pier Luigi Bersani. È andato ad ascoltare i due rottamatori «buoni» del Pd, Pippo Civati e Debora Serracchiani, quelli che hanno preso una strada diversa da Matteo Renzi, il sindaco che vuol fare la festa ai vecchi del partito. Ma al vicesegretario del partito Democratico sarà corso un brivido lungo la schiena quando proprio il consigliere lombardo, chiudendo il suo intervento alla convention di due giorni dal titolo «Il nostro tempo», ha detto chiaro e tondo che loro, i giovani Democratici, stanno solo aspettando l'occasione giusta per prendere in mano il partito. «Siamo pronti, quando sarà il momento, a portare alla guida del Pd quello che stiamo facendo e proponendo da anni, sia che Bersani faccia il candidato premier sia che lo faccia un altro». L'appuntamento per la «battaglia finale», comunque, è già all'orizzonte. E Civati lo mette nero su bianco: «Al più tardi nel 2013 ci sarà il congresso. Vogliamo rinnovare il Pd fino in fondo, anche e soprattutto per fare in modo che il principale partito di centrosinistra sia il più efficace sostegno a un governo che dovrà essere capace di cambiare in meglio il nostro Paese. Servirà un Pd più aperto ai cittadini e in grado di rilanciare e mettere in pratica le tante proposte che anche a Bologna abbiamo spiegato e discusso. Noi siamo pronti». Da Debora Serracchiani è arrivata invece una lezione di politica ai vertici dei Democratici: basta con l'ossessione di Berlusconi, parliamo di quello che vogliamo fare e delle alleanze. «Non siamo qui per fondare la diciassettesima corrente perché le correnti si fondano nel sottobosco, non con un'iniziativa in piazza – ha commentato dal palco – Abbiamo fatto due giorni di buona politica, quasi senza menzionare Berlusconi, perché per noi la buona politica non è quella degli sketch, è qualcosa in cui nessuno è indispensabile ma tutti sono fondamentali». «La coalizione – ha proseguito – si costruisce con un programma condiviso, per governare e cambiare l'Italia non per cercare il consenso, e senza essere condizionati dai vari Rossi, Turigliatto o Bertinotti». Dario Franceschini ha fatto buon viso a cattivo gioco e su twitter ha commentato: «Sono venuto solo per ascoltare, c'è chi ne aveva parlato come di un'iniziativa chiusa, invece ho sentito molte idee, molte spinte al cambiamento: questo è ossigeno per il Pd». Poco dopo, però, da Genova, è stato il presidente della Giunta regionale Claudio Burlando a lanciare un avvertimento a Bersani: «Chi perde si sa già, ma non si sa ancora chi vince. Sappiamo che il centrodestra potrà perdere e che il centrosinistra può vincere. Dopodiché il centrosinistra può vincere se sa dove andare, se è forte e coeso, ampio e se saprà attuare il programma. Altrimenti non vincerà se non numericamente, non vincerà davvero».

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