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La Dc non tornerà. Basta leggere Papa Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI

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Benedetto XVI si muove, sulla scena del mondo, come «la cerva che anela ai corsi d'acqua», di cui parla la Bibbia. È il fremito mistico del desiderio di Dio, della «verità tutta intera» che rende così plastico e dinamico il movimento autenticamente cattolico di un Papa che, per citare il Vangelo della domenica scorsa, dà a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Il Motu proprio «Porta Fidei» tratteggia la filigrana della fede come atto di adesione alla verità di Dio: «La "porta della fede" (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l'ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. È possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita». Questo è l'incipit di questo mirabile testo mistico, con forti venature segnate dalla teologia di John Henry Newman e dei Padri Greci, che non manca di sottolineare il primato della Grazia di Dio nella vita dell'uomo, l'unico movimento, avrebbe detto un maestro del teologo Ratzinger, Romano Guardini, che viene incontro all'uomo, così che l'uomo possa andare incontro a Dio. È una relazione di amore che parte da Dio e avvolge l'uomo, con tutta la sua umanità, in un'avventura senza fine. La Chiesa è nell'esodo permanente, deve condurre gli uomini - tutti gli uomini, credenti e non credenti - fuori dal deserto dell'esistenza, per riconsegnare il mondo a Dio. La testimonianza della fede è tutto, in questo percorso, che si declina storicamente, seguendo il criterio dell'Incarnazione - «Et Verbum caro factum est» -, raccogliendo, nel suo svolgimento imprevedibile, segmenti di vita e di umanità, non inscrivibili nella gabbia d'acciaio dell'ideologia, foss'anche di venerabile memoria e di solida sostanza storica. La fede ha bisogno di testimoni, non di partiti. Non del partito dei cattolici. Non di una nuova Dc. Parola del Papa. È l'assenso ragionevole e fondato sul primato della Grazia, di cui ha scritto in un formidabile saggio Newman, la base dell'esistenza, anche storica e carnalmente tangibile, del cristiano. Se il cristiano è realmente sale della terra, anche la vita sociale e pubblica sarà segno di profezia limpida, luogo e spazio per nuovi scenari. Scenari non imbrigliabili secondo schemi gestiti, come cattolici di buona volontà vogliono fare a Todi e altrove. Questo Papa rievoca l'essenziale della vita mistica, scaturente dal Battesimo; si chiama «mistica oggettiva» quell'esperienza singolare che rende ragione della testimonianza della fede. La mistica oggettiva fornisce al cristiano la caratteristica di «esposto» al mondo, proprio a causa della sua testimonianza. Qualcosa che ingenera un movimento pubblico, senza l'intervento esterno di macchine politiche costruite con l'ausilio di qualche stratega cresciuto nella finanza e nelle banche d'affari. Il paradosso originario della Chiesa è farsi parte e, dunque, «partito», proprio per la sua natura di universale realtà voluta da Cristo. La Chiesa parteggia per l'uomo, esaltando il suo desiderio di verità, bellezza e giustizia. Questa è la forma pubblica della fede, dalla quale scaturisce ogni impegno e testimonianza. L'evangelizzazione è l'esito di questa posizione determinata di fronte alla vita e al mondo. Ben più stringente di una pelagiana affermazione di una morale cristianamente fondata sull'analisi della crisi mondiale. Osserva il Papa: «Capita ormai non di rado che i cristiani si diano maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, continuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti, questo presupposto non solo non è più tale, ma spesso viene perfino negato. Mentre nel passato era possibile riconoscere un tessuto culturale unitario, largamente accolto nel suo richiamo ai contenuti della fede e ai valori da essa ispirati, oggi non sembra più essere così in grandi settori della società, a motivo di una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone».Se la fede non si dà, niente può sostituirla e l'affermazione di un impegno sociale dei cattolici su un piano di falsa scontatezza corrisponde ad una commedia degli equivoci. «Non possiamo accettare - incalza Benedetto XVI - che il sale diventi insipido e la luce sia tenuta nascosta (cfr Mt 5,13-16)». Il Concilio Vaticano II segna lo spartiacque della vita «moderna» della fede, in una visione profetica che sente viva la forza mistica di questo avvenimento così decisivo. C'è infine anche il Catechismo della Chiesa Cattolica, voluto da Giovanni Paolo II: tutto si tiene. È il legame tra l'«Io credo» e il «Noi crediamo» il bandolo della matassa. Perché è la Chiesa il primo soggetto della fede. La Chiesa fa la storia, ne costruisce la sagoma con la potenza della Grazia di Dio, ne ridisegna i contorni. La conoscenza della fede è il primo «fiat» del discorso pubblico, il resto ne discende secondo modalità del tutto impreviste. La communio ecclesiale è l'unico principio organizzatore universale dell'esistenza, anche materiale, degli uomini.

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