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Black bloc organizzati da tutta Europa

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Aiviadotti abbiamo fatto bordello per tenere impegnati gli sbirri, giù a Chiomonte siamo rimasti tranquilli per passare all'azione al momento buono». Il ragazzo con la barbetta e i pantaloni militari forse esagera, quando parla di strategia, ma un fatto è certo: tra i dimostranti No Tav che la polizia definisce «esponenti dell'antagonismo radicale» la soddisfazione si taglia con il coltello. In Val di susa è andata ins cena una guerriglia studiata a tavolino. Pianifacata stabilendo ruoli, armamento, e soprattitto tattaiche di sfondamento. Armati di tronchesi, bastoni, bombe carte. L'area del cantiere del treno ad alta velocità è stata violata in un punto, mentre in un'altra, più a monte, è stata divelta la recinzione; e la «baita», presidio storico dei No Tav sulla pista di montagna che da Giaglione porta alla Maddalena, dove i lavori della Tav devono muovere i primi passi, è stata rioccupata. Vittorie simboliche che cementano ancora di più questo «nucleo europeo - definizione sempre della questura - di professionisti della protesta». «Black Block». Ieri in Valle di Susa ne sono arrivati da tante località italiane ma anche dalla Francia, dalla Spagna, dall'Austria e dalla Germania: solo gli stranieri, secondo le forze dell'ordine, erano «più di 300». Una piccola minoranza all'interno del movimento No Tav, composto in prevalenza da tranquilli signori valsusini, ma energica e determinata a dare battaglia. Si tengono in contatto via internet o appoggiandosi alla rete dei centri sociali, tra di loro parlando in inglese, sono quasi tutti giovani e giovanissimi ma sono già esperti nelle tattiche di guerriglia urbana. La stessa questura, del resto, ha parlato di «impostazione paramilitare da parte dell'ala oltranzista del movimento No Tav». Ieri, mentre il grosso dei manifestanti si inerpicava sui sentieri verso il cantiere, loro si sono addentrati nei boschi per cambiarsi: ne sono usciti sfoggiando caschi, cappucci rialzati, fazzoletti sul volto e persino piccole maschere antigas. L'arma principale, le pietre, si trova direttamente sul posto ma non manca chi si porta delle bottiglie di ammoniaca. La polizia ieri ha scoperto un deposito di 14 bombe carta seppellite certamente alla Maddalena nei giorni in cui l'area era ancora occupata dai No Tav in presidio permanente. L'equipaggiamento dei Black Block comprende acqua da bere in grande quantità per combattere l'effetto dei lacrimogeni; i più smaliziati hanno in tasca anche dei limoni, considerati un antidoto efficacissimo contro il fumo urticante. Il resto è improvvisazione. Ieri, davanti alle recinzioni del cantiere, un ragazzo napoletano arringava i presenti così: «Abbiamo il vento a favore e il fumo dei lacrimogeni va contro i poliziotti. Dobbiamo attaccare adesso ma ci servono rinforzi». la battaglia si ferma al tramonto. «Abbiamo vinto - ha detto a fine giornata Perino - perchè volevamo assediare il cantiere e ci siamo riusciti».

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