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La crisi dei moderati di Fli Votiamo turandoci il naso

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.Ha provato in tutti i modi a portare Gianfranco Fini sulla strada della mediazione, del buon senso. Si è fatto interprete di tutte le richieste dei moderati di Futuro e Libertà, dando voce al loro disagio di fronte alla chiusura assoluta di Italo Bocchino nei confronti di Berlusconi. Domenica aveva visto uno spiraglio dopo che dal Pdl erano arrivati segnali positivi alla sua apertura: se il premier fa un nuovo patto di legislatura non sono necessarie la sue dimissioni. Ma il giorno dopo è tornato il buio. E lo scontro fra falchi e colombe dentro Fli ha toccato il suo livello più alto. Così sono iniziate a girare le voci di una sua possibile uscita da Futuro e Libertà. Che lui però smentisce: «Non me ne vado, rimango qua. Io fino all'ultimo resto a trattare, ci spero ancora, non mi arrendo». E smentisce anche la notizia – messa in giro da Giampiero Catone, deputato di Fli arrivato dal Pdl ma che ha già annunciato che non appoggerà la sfiducia a Berlusconi – che otto, nove finiani abbiano scritto al presidente della Camera per chiedergli libertà di voto. «No, non c'è nulla, non c'è alcuna lettera». Ma il passo più duro da fare sarà il voto di sfiducia martedì alla Camera. Moffa non si sbilancia, non si lascia tentare dal fare un passo indietro. Però prende tempo. «Vediamo, ci sono ancora tre giorni, può succedere tutto». E l'idea di un'assenza «tattica»? Il deputato finiano si risente: «No, io queste cose non le faccio, sono una persona seria, non è da me». Resta comunque l'amarezza per il muro contro muro. «Certo così non si va da nessuna parte, la possibilità di arrivare a un accordo c'era e forse c'è ancora. Basterebbe volerlo». Ma Fini non ne vuole assolutamente sapere. È rimasto scottato dalla fuga di notizie sull'incontro fra Bocchino e Berlusconi che dicono sia arrivata direttamente da Arcore. «Lo vedete – ha detto ai suoi – quell'uomo è inaffidabile, come si fa a credergli, a iniziare una trattativa con lui?». E ieri in serata Italo Bocchino è tornato a replicare duramente al premier. «Ricordiamo a Berlusconi che il centrodestra non è un marchio di proprietà Mediaset. Noi siamo nel centrodestra sia per storia politica che per posizionamento culturale, da prima e di più di lui. Quando noi già rappresentavamo il centrodestra, lui era nella segreteria di Craxi per convincerlo a dare il via libera sulle frequenze televisive».

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