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Il fantasma del voto

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

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Silvio Berlusconi ora lo dice apertamente, senza giri di parole. Se non passa la Manovra tutti a casa. Non c'è spazio alla mediazione, non ci sono trattative. Fine dei giochi. Stavolta, e forse è la prima volta che lo fa in modo così esplicito, evoca lo spettro del voto. Le elezioni non sono più una cosa lontana. La maggioranza o c'è o si chiude il sipario. Non è più nemmeno tempo per i giochetti. Berlusconi sceglie gli schermi di Studio Aperto, il telegiornale di Italia 1, per dettare la linea. E spiega: «Gli ultimi dati economici confermano la validità della linea del governo in questi mesi difficili - sottolinea il presidente del Consiglio - La ripresa è in corso e sarà tanto più salda quanto più collegata a una politica di rigore sui conti pubblici». Quindi ricorda quanto fatto: «Abbiamo governato la crisi, avendo sempre come obiettivo gli interessi delle famiglie, dei risparmiatori e delle imprese». Il capo del governo entra dunque nel merito delle prossime scelte: «Partendo da queste premesse è chiaro che i saldi della Manovra dovranno restare invariati e la scelta del governo di porre la fiducia è stata un atto di coraggio». Di qui parte il primo avvertimento forte e chiaro: «Se il Parlamento non ci approverà questa Manovra, andremo a casa». Altro capitolo, le intercettazioni. Berlusconi chiarisce: «Ero e resto convinto» che la legge sulle intercettazioni in discussione in Parlamento è «sacrosanta» e «ricalca un altro disegno di legge che fu approvato con una maggioranza addirittura bulgara nel 2007 quando al governo c'era la sinistra». Allora, ricorda il Cavaliere, «nessuno parlò di legge bavaglio, di oltraggio alla libertà e alla democrazia, ma per la sinistra democrazia e libertà esistono solo quando al governo ci sono loro». Manovra, intercettazioni: sono i due temi sui quali si è registrata la maggiore divisione all'interno del Pdl. E per questo il leader del partito e della coalizione mette in chiaro un altro punto: «C'è una regola aurea della democrazia che vale per tutti. In un partito ci si confronta e si discute, ma nel momento delle decisioni vince il principio della maggioranza, soprattutto quando questa maggioranza porta avanti con coerenza gli impegni assunti con gli elettori nel programma a loro presentato nella campagna elettorale. Io ho in mente semplicemente di continuare a governare con passione, con determinazione, con slancio, per rispettare gli impegni assunti con gli elettori: chi nel Popolo della libertà dovesse dissentire da questo impegno assoluto, da questo impegno morale, dovrebbe anche prendere atto di non essere più in sintonia con i nostri elettori». Parole che sembrano avere un unico destinatario: Gianfranco Fini. Fini e i finiani. Se il partito sceglie una linea, ci si adegua. Altrimenti si è fuori. Fuori dal partito. Se si ha qualcosa da dire lo si fa negli organi di partito. Alla Camera si vota compatti. Il messaggio è diretto a quanti in questi giorni si sono adoperati nella mediazione: al solo sentir pronunciare i nomi dei finiani, qualcuno ha visto un'aria di disgusto sul volto del Cav. Come a dire: basta, lasciateli perdere. Infine parla del terremoto, la protesta del giorno prima degli aquilani in piazza a Roma, le urla che sono giunte sino al primo piano di Palazzo Grazioli: «Mi pare che ci sia stata molta strumentalizzazione», dice Berlusconi il giorno dopo la manifestazione. E aggiunge: «La ricostruzione spetta agli enti locali. Il governo doveva dare i finanziamenti, cosa che finora è stata fatta. Il governo è intervenuto subito dopo il terremoto come nessun altro paese è riuscito a fare dopo una catastrofe simile. In pochi mesi abbiamo dato una casa completa a chi l'aveva persa».   Nel pomeriggio il presidente del Consiglio incontra il premier di Malta, Lawrence Gonzi. E con lui si parla anche di immigrazione. «Ci sono stati risultati molto buoni a seguito del trattato che l'Italia ha stipulato con la Libia - puntualizza il Cavaliere -. È un modello che probabilmente dovremmo applicare anche con gli altri paesi della costa africana sul Mediterraneo. È l'Europa che si deve assumere la responsabilità di questo problema, con un potenziamento dell'agenzia Frontex e soprattutto dando un riconoscimento commisurato agli Stati che intervengono con spese importanti per fermare i clandestini. Di questo stiamo parlando con l'Unione Europea». Infine il ritorno a Palazzo Grazioli dove resta con i suoi. Oggi altra giornata di fuoco tra Regioni e Consiglio dei ministri.  

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