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Napolitano e Berlusconi in campo per il crocifisso

Crocifisso nelle aule scolastiche

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Italia e Vaticano si mobilitano in vista del 30 giugno, quando la Corte di Strasburgo sarà chiamata a pronunciarsi sul ricorso di Roma contro la sentenza con cui il tribunale europeo aveva vietato il crocifisso nelle scuole pubbliche italiane. Da Napolitano a Bertone, da Berlusconi a Bagnasco, messaggi e prese di posizione sono giunti ieri alla tavola rotonda su «Valori e diritto. Il caso del Crocifisso», organizzata a Roma da Umanesimo Cristiano. «La laicità dell'Europa non può essere concepita e vissuta in termini tali da ferire sentimenti popolari e profondi», ha rimarcato il presidente della Repubblica. Su questioni quale l'esposizione del crocifisso negli uffici e nelle scuole pubbliche sarebbe meglio che decidessero i singoli Stati e non le corti europee, ha aggiunto il Capo dello Stato, il quale però ha sottolineato che in ogni caso le decisioni definitive di organi sovranazionali devono essere «accettate». Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha ribadito che la decisione presa lo scorso novembre a Strasburgo è inaccettabile «non solo per l'Italia e la stragrande maggioranza degli italiani, ma per buona parte dell'Europa». Contro quella sentenza, il governo italiano ha presentato un ricorso che ha conquistato - ha detto il Cavaliere - l'appoggio, a vario titolo, di altri Stati europei. In vista del riesame della sentenza, il presidente dei vescovi italiani, cardinale Angelo Bagnasco, ha richiamato «l'attenzione dell'opinione pubblica» «sull'importanza» dell'esposizione del crocifisso nelle scuole. L'esposizione del crocifisso non rappresenta affatto «un'imposizione o una forma di esclusione», ha ribadito, citando un recente documento della Cei. «L'esposizione dell'icona del Cristo crocifisso è un'espressione identitaria, strettamente connessa con il sentimento religioso, la storia e la tradizione dell'Italia, come pure dei popoli europei» ha chiosato il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone. La Corte europea dei diritti dell'uomo (con sede a Strasburgo), su istanza presentata da una cittadina italiana, aveva deliberato che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche rappresenta «una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni». Il ricorso italiano ha impedito che la sentenza diventasse definitiva entro tre mesi. Il cardinale Julian Herranz, già presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, presente al convegno di Roma, non nutre eccessive speranze. La Corte di Strasburgo, ha detto nel suo intervento, è condizionata dal «fondamentalismo laicista» e dalla «cristofobia», sentimenti molto diffusi. E anche, ha aggiunto, «dall'inciviltà».

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