Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Quagliariello: "No a un Pdl con la guida a due teste"

Il vicepresidente del gruppo del Pdl a Palazzo Madama Gaetano Quagliariello

  • a
  • a
  • a

Potrebbe essere la settimana decisiva per le sorti del Pdl e della maggioranza. O forse no. Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Popolo della libertà, non fa previsioni. «Per moralità politica non mi occupo del futuro» spiega. Ma oggi Fini raccoglie e conta le sue truppe. Se ne va o no? «Sarebbe difficile giustificare, davanti agli elettori, un atto di questo tipo e le sue conseguenze». Sta dicendo che, qualora se ne andasse, l'ex leader di An farebbe la stessa fine di Casini? «Non faccio previsioni. Comunque mi auguro che il dibattito di questi giorni abbia aiutato Fini a capire che occorre continuare insieme».  A dire il vero, già la scorsa settimana, i dissidi sembravano rientrati. «Quello che è accaduto è un mistero. Dopo l'ufficio di presidenza della scorsa settimana avevo partecipato ad Otto e mezzo con Adolfo Urso. E la trasmissione si era svolta in assoluta tranquillità». Ma lei che idea si è fatto, cosa vuole il presidente della Camera? «A me sembra che si tratti di un dramma in due atti. Il primo tempo, come dimostra l'incontro di oggi, si sta giocando molto dentro la ex Alleanza Nazionale». Dove peraltro Fini non sembra raccogliere molti consensi. «Fini ha posto alcuni temi politici e altri sul funzionamento del partito sottolineando la necessità di una differenziazione che, in un primo momento, sembrava tradursi in una scissione. Ma altri che vengono dalla sua stessa storia non sono d'accordo su questa analisi». E qui arriva il secondo tempo. «Il secondo tempo è il confronto più vasto che avremo giovedì in Direzione nazionale. In quel confronto noi sosterremo poche ma essenziali cose». Cioè? «La vita di un partito può sempre essere migliorata ma, da quando è nato, il Pdl ha sempre vinto le elezioni; fiducia assoluta nella leadership di Berlusconi; volontà di proseguire lungo il percorso che, con la nascita del partito, ha trasformato la democrazia dei partiti in democrazia degli elettori». Cose su cui Fini non è d'accordo. «Sono certo che il nostro documento raccoglierà l'appoggio della larghissima maggioranza del Pdl. Molto di più del 70% che si riconosce nell'ex FI». Benissimo, ma Fini? Perché non dovrebbe votare il documento? «Lui vorrebbe una guida bicefala, mi sembra. Oggi Berlusconi è il punto di contatto tra il governo e la maggioranza, è qualcosa di molto simile al premier inglese. E questa responsabilità è indivisibile». Quindi da parte vostra non ci sarà alcuna mediazione? «Questa crisi è stata aperta unilateralmente. Aspettiamo l'esito delle riunione di oggi. Chi, come me, non ha fatto il percorso politico di An non può che mantenersi, con grande rispetto, a distanza». Ma non crede che il Pdl vada migliorato? «Non siamo perfetti, ci mancherebbe. Siamo nati da un anno e sono sempre possibili accorgimenti per migliorare. Ma non si può confondere un partito che vince con uno che perde. Questo no. Un nuovo partito presuppone l'accordo di tutti sul programma elettorale poi, se ci sono problemi tra un'elezione e un'altra, se ne discute all'interno degli organi statutari. Noi abbiamo sempre fatto così».  Sicuro? «Le faccio un esempio. Per la candidatura in Regione Lazio il presidente Berlusconi voleva Todini. Se ne discusse in ufficio di presidenza e si scelse Polverini. Anche per la sua contiguità con il presidente della Camera. Poi alcuni hanno preferito mantenere posizioni istituzionali e chi non voleva quella candidatura se l'è caricata sulle spalle e l'ha fatta vincere».

Dai blog