Quando uno pensa di aver toccato il fondo, solitamente quello è il momento in cui deve cominciare a scavare. Il Parlamento non se la passa tanto bene e il destino si mette a giocare a dadi. Proprio nel giorno in cui Silvio Berlusconi ha dato una risposta netta e limpida sulla questione della corruzione nei partiti e Gianni Letta - con grande senso dello Stato e rara lucidità - mette nero su bianco il suo turbamento e la preoccupazione per i fatti che ogni giorno raccontiamo, ecco piovere, anzi nevicare sul bagnato: un parlamentare che si è sottoposto volontariamente al test sulla cocaina è risultato positivo. In una società che spesso fa del vizio un modello di comportamento, questa sarebbe la classica goccia nel mare. Il Parlamento in fondo è nient’altro che lo specchio del Paese. Gli eletti sono una fotografia piuttosto fedele di quello che poi vediamo per strada tutti i giorni. E qui a Il Tempo non siamo né moralisti un tanto al chilo né coccodrilli affamati e ipocriti né parrucconi, siamo uomini di mondo. Ma è difficile non pensare che questa sia un’altra brutta storia che la maggioranza silenziosa degli italiani non digerisce tanto facilmente. Perché il Parlamento, nonostante tutto, nell’immaginario è ancora il luogo dove si ritrovano «i migliori» a cui abbiamo delegato di rappresentarci. Nessun buon cittadino entra nel seggio elettorale per votare un corrotto o un drogato. Si vota una persona retta e in gamba che deve scrivere, votare e approvare le leggi. Questo è l’ideale, poi c’è la realtà con l’eterna lotta tra il bene e il male. E c’è l’idea cristiana del perdono che ci aiuta a superare gli errori e a trarne lezione per il futuro. Questa, ripeto, è una dimensione ideale. Quella della prova, dell’errore e della riparazione. L’Italia è un Paese flagellato dall’uso degli stupefacenti. Siamo ai primi posti in Europa per consumo di cocaina. Tra i giovani il fenomeno è davvero devastante. Migliaia di famiglie vivono questo dramma: figli che gettano alle ortiche la vita, genitori disperati che in non pochi casi vengono privati dei loro averi perché c’è lo spacciatore del figlio da pagare. E la criminalità prospera, incassa, ricicla, fa affari grazie all’astronomico giro della droga. La cocaina non è uno scherzo da fine settimana, non è un passatempo che si può gestire freddamente. È una sostanza che crea una dipendenza fisica e psicologica, dopo l’iniziale euforia, a lungo andare, provoca depressione, ansia, insonnia, perdita di peso, distruzione del sistema immunitario. Mischiata all’alcol - succede nella maggior parte dei casi - diventa un micidiale intruglio che scorre nelle vene e prende il nome di cocaetilene, pericolosissimo per il cuore e per il fegato. Un viaggio sì, ma nell’incubo della dipendenza. Centinaia di migliaia di persone in Italia sono a rischio. Affari privati diventano danni pubblici. Nel caso che sta facendo impazzire Montecitorio - è partita una caccia al nome che potete immaginare non si fermerà con un invito alla privacy - c’è molto di più perché non siamo nella sfera di un cittadino normale, ma di un rappresentante delle istituzioni. Siamo di fronte a un fatto pubblico e a una persona che decide sul futuro dei cittadini. Vista sotto questo profilo la faccenda assume le sembianze di un affare difficile da risolvere con uno scappellotto e l’invio alla disintossicazione. Poniamoci un paio di semplici domande. Come fa un consumatore abituale di stupefacenti ad assicurare un ponderato giudizio sulle leggi che discute e vota in aula? Come si procura i soldi per comprare la droga? È ricattabile dal suo spacciatore? Come può approvare o respingere con serenità di coscienza un provvedimento sulla lotta alla droga? E soprattutto: come fa un consumatore di cocaina a presentarsi al test volontariamente e pensare di non creare un caso nonostante l’anonimato? Io sono certo che l’uomo della strada, come il sottoscritto, si chiede se una sagoma del genere abbia tutte le rotelle a posto. E’ un burlone? Uno sprovveduto? L’ha fatto apposta? È semplicemente un cretino che è finito in Parlamento grazie a un terno al lotto elettorale? Ultima domanda da semplice cronista: se un menestrello di nome Morgan non può andare a Sanremo perché ha confessato la sua passione per la cocaina, come fa una persona con quel problema a restare sui banchi del Parlamento degli italiani?
Pure la neve sul bagnato
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