Politica

La trincea del Cavaliere

Le elezioni regionali per Silvio Berlusconi saranno un test di medio termine. Fino a qualche anno fa il centrodestra era capace di fulminare l’avversario sul piano del voto d’opinione, ma nel territorio non riusciva ad essere altrettanto efficace. La musica è cambiata con la scorsa tornata di elezioni amministrative e da allora per il Cavaliere è sempre stata una marcia trionfale. Sarà così anche stavolta? Le condizioni di salute del Pd sono pessime e questo alimenta l’immaginazione e le speranze di chi vuol confezionare un cappotto dell’eterno riposo per l’opposizione. La politica però non è una scienza esatta, due più due solitamente non fa quattro ma tre e le alchimie elettorali spesso si trasformano in bombe che esplodono nelle mani del piccolo chimico di Palazzo. Occhio agli illusionisti e ai rabdomanti di facili vittorie, in questa sfida non si sceglie solo uno schieramento, ma un candidato, il suo programma e la sua squadra. Per questo qui a Il Tempo non pensiamo che l’affermazione del centrodestra nel Lazio sia così scontata.   Certo, ci sono tutti i presupposti per una vittoria: una Regione tramortita dallo scandalo a luci rosse che ha coinvolto il presidente Piero Marrazzo, una situazione dei conti difficile, un Pd alla canna del gas, con il segretario Pier Luigi Bersani già speziato e pronto per essere arrostito. Ottimo scenario per una cavalcata trionfale. In realtà per vincere - e soprattutto convincere - Renata Polverini dovrà fare una campagna casa per casa e lanciare messaggi chiari ai suoi elettori. Meno minuetti e più sostanza. Emma Bonino non è affatto irresistibile come viene dipinta dall’esercito di laudatores della carta stampata, ma è un avversario di cui bisogna studiare le mosse e mettere in evidenza le contraddizioni. Finora la campagna elettorale è stata soporifera. Oggi Berlusconi darà la sveglia.   Toccherà al Cavaliere dare la carica alla macchina elettorale della Polverini. La valutazione del voto, l’analisi di come sarà andato il test di medio termine, si farà tenendo bene in mente la situazione del Lazio. Le condizioni di partenza (favorevoli) e di arrivo (tutte da scoprire). Se il Pd mantiene la guida della Regione, Bersani probabilmente salverà la collottola e potrà persino dire di aver tenuto. Complicandosi con le proprie mani la partita in Puglia, il PdL non può mollare la presa nel Lazio. Perché alla secca aritmetica segue sempre la politica. Vendola a Bari e Bonino a Roma sono un doppio destino per la sinistra: rappresentano il fallimento del Pd come progetto riformista (le biografie di entrambi parlano da sole) ma una vittoria della strana coppia per una sinistra così scoppiata potrebbe diventare un nuovo inizio, la fine di un apparato di partito fallimentare (quello dei giovani di Berlinguer) e la trasformazione dei comunisti e dei radicali in leader dell’utopia. Paradossale: scartati dal Novecento e riciclati dal Duemila. Fatti due conti, il Lazio è destinato a diventare una trincea. Il Pd farà di tutto per non perderlo e non ridursi allo stato di «partito appenninico»; il PdL dovrà impegnarsi a fondo per contrastare la sottile operazione di cancellazione della memoria messa in campo in queste settimane. Di cosa parliamo? Della brillante eredità di Marrazzo. Il suo nome è sparito dalla campagna elettorale. Cancellato. Un fantasma. Un lontanissimo parente (della sinistra) di cui si sono perse le tracce nel trans trans notturno di via Gradoli. Non lo nomina la Bonino (e fin qui possiamo pure comprenderlo) ma che l’argomento hard sia finito nel dimenticatoio del Pdl, be’, questo francamente è incomprensibile. Un disastro amministrativo, politico e morale di quelle proporzioni non può essere rimosso dalla campagna elettorale. Il centrosinistra ha tutto l’interesse a nascondere la sabbia sotto il tappeto, ma è sorprendente che la scopa sia quella del centrodestra. Alla puntuale rievocazione di un così imbarazzante passato, va affiancato un altrettanto lucido quadro di quel che potrebbe diventare il Lazio a guida radicale: un guazzabuglio politico. Al confronto il ring quotidiano dell’Ulivo di prodiana memoria rischia di apparire come un collegio svizzero. Non abbiamo memoria di campagne elettorali vinte a colpi di fair play. La politica è una battaglia, Berlusconi lo sa bene. Se non cannonate, la Polverini lanci almeno borsettate.

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