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segue dalla prima

Lamaggioranza, estesa ma non sempre solida, dopo l'uscita di Casini ha tutto l'interesse ad unirsi come mai lo è stata, consapevole che eventuali smagliature potrebbero farla franare. Ed allora chi si attende che Berlusconi getti la spugna ed offra agli avversari il pretesto per formare «uno schieramento repubblicano in difesa della democrazia», come lo chiama Casini, è destinato a rimanere deluso. Le elezioni anticipate non sono all'ordine del giorno non soltanto perché il premier le ha recisamente escluse, ma per il semplice fatto che al centrodestra non convengono, per quanto convinto di vincerle. La coalizione ha davanti a sé la difficile partita delle regionali di primavera su cui intende misurare il proprio consenso. Perché dovrebbe disimpegnarsi in vista del conseguimento di un galvanizzante successo in tale tornata, per inseguirne uno ben più significativo alle politiche dal momento che difficilmente in queste bisserebbe, nelle dimensioni, il risultato dell'anno scorso e certamente non risolverebbe i problemi che Berlusconi ha duramente stigmatizzato con il suo discorso a Bonn? Che la questione giustizia sia al centro della contesa politica è innegabile. Ma è altrettanto innegabile che soltanto questo governo, appoggiato dalla maggioranza che lo esprime può provare a rimuovere l'uso politico che ne fa certa magistratura. Dopo l'incredibile «affare Spatuzza», il leader dell'Udc è ancora convinto che alcuni giudici, quando deviano dai limiti costituzionali e dal dettato della legge, debbano comunque restare esenti da critiche? Il Cavaliere si è espresso come il cuor gli dettava. Si può non condividere il suo linguaggio, ma Casini davvero crede che contro il presidente del Consiglio non ci sia un accanimento giudiziario finalizzato al ribaltamento del voto? E se è così, perché Berlusconi non dovrebbe difendersi con tutti mezzi, anche con parole che scandalizzano i «custodi» non della legalità democratica, ma del conformismo? Le istituzioni democratiche sono certamente in pericolo quando s'intende sovvertire il responso popolare. Le forze politiche dovrebbero responsabilmente difendere la governabilità e ricondurre lo scontro nell'ambito di una dialettica accettabile, non acuirlo mettendo in campo fantasiose ipotesi come la costruzione di inedite alleanze a presunta difesa della democrazia stessa. Far addirittura intravvedere, come fa Casini, il coinvolgimento di Fini, in vista delle paventate elezioni anticipate, nello stesso fronte del quale dovrebbero far parte tutti gli antiberlusconiani, dal Pd all'Idv, non è davvero un modo per svelenire il clima. E francamente ci sembra eccessivo. Pur nella Repubblica dell'Eccesso che l'Italia è diventata. Gennaro Malgieri

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