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Politica

Bersani non scende in piazza

Bersani detta la linea. Ieri era il giorno del suo debutto alla direzione del Pd e bastano un paio di dichiarazioni per capire che la strategia è sempre la stessa. Contestare, sempre e comunque, Berlusconi. L'appello alla maggioranza, questa volta sa quasi di ricatto: «Ritiri il disegno di legge sul processo breve, in modo da creare le condizioni per un confronto sulla riforma della giustizia, che non può partire dai problemi personali di Berlusconi». Ma non solo il "processo breve" infastidisce il neosegretario. E il problema questa volta brucia ancora di più dato che a crearlo è stata l'apertura del leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, anche lui seduto tra i banchi dell'opposizione, che ha aperto alla maggioranza sull'ipotesi di un nuovo lodo Alfano per via costituzionale. Bersani commenta: «Non sono l'esegeta della Corte costituzionale ma mi sembra che la Corte abbia sollevato un problema più di fondo. In ogni caso qui stiamo accumulando chiacchiere su chiacchiere, perché in questo momento sul tavolo c'è una legge inaccettabile». Tutte dichiarazioni che arrivano proprio nel giorno in cui Fini chiede riforme condivise. Un intento al quale Bersani risponde: «Noi abbiamo presentato un pacchetto di riforme, e siamo pronti a discuterne già domani mattina, perché servono al Paese». Ma la precisazione arriva subito dopo: «Se ne discuta, ma non partendo da una norma inaccettabile. Questa va ritirata per poter iniziare il confronto». Altro problema che Bersani ha dovuto affrontare durante la direzione è stato quello di decidere se il Partito Democratico parteciperà o meno alla manifestazione "No B-Day" (dove B sta per Berlusconi, ndr) indetta dall'Idv per il 5 dicembre. Una decisione che è stata rinviata a oggi dopo le perplessità del segretario sulle proteste indette da altri soggetti politici o dai sindacati: «Il Pd non aderisce ma partecipa se le parole d'ordine sono in linea con il partito».

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