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Politica

Ddl antisemitismo, il Pd si spacca. Delrio allo scontro con Schlein

Propal per convenienza Si dicono vicini agli ebrei ma poi non li difendono. Il senatore dem: «Amareggiato, mai la sinistra contro le minoranze» Al Senato i dem si sono astenuti, pronti al no il 2 ottobre alla Camera

Il Pd si dice vicino agli ebrei, ma sul disegno di legge contro l’antisemitismo indica il no. Il controsenso è tutto qui: da una parte i dem rivendicano la vicinanza alla comunità ebraica, dall’altra votano no a un provvedimento pensato per rafforzare gli strumenti contro l’odio antiebraico e nato, tra l’altro, proprio dall’iniziativa del senatore dem, Graziano Delrio. E che nei fatti, sembra aver scombinato i piani della sua segretaria Elly Schlein.

E così non tutti intendono seguire la segretaria. Piero Fassino ha confermato il proprio sostegno al provvedimento. Come anche Lorenzo Guerini e Lia Quartapelle. «La mia posizione favorevole è conosciuta da tempo e quindi io sarò coerente con la mia posizione», ha rimarcato Guerini.Il testo è già passato al Senato il 4marzo scorso con ivoti della maggioranza, di Azione, di Italia Viva mentre il Pd si è astenuto eAVS e M5S hanno votato no. Ed è il testo di Palazzo Madama su cui la Camera il prossimo 2 ottobre dovrà pronunciarsi.

Delrio, che al provvedimento ha lavorato e ne rivendica l’origine parlamentare non si dà pace: «Sono molto amareggiato e rattristato». Su un tema come questo serviva «una convergenza delle forze politiche», nel solco dell’appello di Liliana Segre. Delrio ha richiamato l’impegno storico della sinistra contro il pregiudizio antiebraico: «Mai il principale partito della sinistra italiana ha votato contro una legge che difende una minoranza».

Poi l’affondo: il centrosinistra rischia una radicalizzazione, già emersa a suo giudizio su altri dossier di politica estera. Sofistico appare l’intervento della capogruppo alla Camera, la dem Chiara Braga, la quale chiede di chiarire che «chi critica l’operato del governo d’Israele non potrà essere tacciato di antisemitismo». Ed è qui che si concentra il conflitto.

Per idem la legge deve contrastare l’antisemitismo senza trasformare la critica al governo israeliano in una condotta perseguibile. Per i sostenitori del ddl, l’Ihra offre un riferimento internazionale già utilizzato anche dall’Italia. Ma la maggioranza punta dritto al voto finale. La Lega difende il testo e l’inserimento dell’Ihra: l’Italia avrà «finalmente uno strumento adeguato a contrastare l’odio antisemita».

Forza Italia attacca frontalmente: «Il Pd che accusa la destra di razzismo è poi il primo a non voler votare il ddl contro l’antisemitismo», dice la senatrice Licia Ronzulli, secondo la quale il problema è politico e riguarda il rapporto dei dem con il mondo pro-Palestina. Adesso la data in rosso è venerdì 2 ottobre. Sarà allora che la fratturausciràdaicorridoidelNazareno per arrivare in aula.

Da una parte Schlein, che condiziona il sì alla modifica dell’Ihra, dall’altra i riformisti, per i quali il no è un errore. Resta intatta la contraddizione al centro dello scontro: il Pd rivendica la vicinanza alla comunità ebraica, ma si prepara a votare contro il provvedimento se la maggioranza non accoglierà le richieste della segreteria.

Su questo punto la risposta dovrà essere politica, non soltanto parlamentare. C’è però chi la risposta l’ha già trovata. Legge la mossa di Schlein come un riallineamento strategico: blindare l’asse con Conte e con Bonelli-Fratoianni in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, impedendo che la segreteria resti isolata su un tema cruciale. Staremo a vedere.

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