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Marrazzo confessa: "Quei soldi servivano anche per la cocaina"

L'auto con la quale sono andati via dopo l'interrogatorio l'avvocato di Piero Marrazzo, Luca Petrucci, e la moglie Roberta Serdoz

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Una confessione fatta davanti ai magistrati della procura di Roma durante un interrogatorio durato tre ore, al termine del quale si è allontanato con la moglie senza lasciare dichiarazioni. Non solo. Seduto di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, in un ufficio in piazza Adriana, a Roma, l'ex governatore è andato oltre, raccontando che quel giorno di luglio i quattro carabinieri oggi chiusi nel carcere di Regina Coeli non tentarono di ricattarlo, ma lo rapinarono solo dei soldi che aveva nel portafogli: duemila euro. «Non sono stato vittima di nessun ricatto - ha aggiunto Marrazzo - e ho sempre svolto il mio ruolo di presidente della Regione nell'interesse esclusivo dei cittadini».   Un'affermazione che potrebbe essere servita per spiegare che questa vicenda non ha influito in nessun modo nella sua attività politica. Una gestione, che però, adesso è al vaglio degli inquirenti, che vogliono capire se invece un eventuale ricatto possa aver influto in qualche modo su alcune sue decisioni. Adesso gli investigatori dovranno accertare chi ha portato la droga in via Gradoli e chi l'ha venduta alla persona che l'ha portata nel mini-appartamento.   All'ex presidente il magistrato ha anche chiesto di chiarire la presenza o meno nell'appartamento sulla Cassia del pusher deceduto a settembre. Marrazzo avrebbe risposto che l'estate scorsa, il giorno dell'irruzione dei militari indagati, nella casa di via Gradoli non si sarebbe accorto che qualcuno stava girando un video. E che non aveva visto neanche Gianguarino Cafasso, lo spacciatore deceduto in un albergo sulla via Salaria. Secondo quanto riferito finora dai carabinieri, Cafasso ha cercato di vendere il filmato, mettendosi in contatto anche con il fotografo Max Scarfone. In base a quanto emerso, quel giorno, era il 3 luglio, l'ex governatore avrebbe detto ai militari: «Non mi rovinate, vi prego, vi aiuterò con l'Arma». Un'affermazione ancora all'esame degli inquirenti, per capire che fine hanno fatto i tre assegni che sarebbero stati consegnati da Marrazzo ai carabinieri. L'indagine, infine, proseguirà oggi con l'interrogatorio di tre dei quattro carabinieri coinvolti nella vicenda e detenuti a Regina Coeli. Saranno ascoltati i militari Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini. Non è previsto invece l'interrogatorio di Antonio Tamburrino, il quarto carabiniere al quale è stata contestata l'accusa di ricettazione e omessa denuncia. Sempre oggi, dovrebbe essere ascoltato il quinto militare denunciato a piede libero: si sospetta che possa aver avuto un ruolo per quanto riguarda il commercio del video che ritrae Marrazzo nella casa di via Gradoli 96.

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