Rutelli lascia il Pd e va da Casini? Non subito e non da solo
Francesco Rutelli lascia il Pd per andare con Pier Ferdinando Casini? "Con Casini, ma non subito e non solo". Così l'ex vicepremier risponde a Bruno Vespa per il suo nuovo libro "Donne di cuori - Duemila anni di amore e potere da Cleopatra a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Berlusconi" in uscita da Rai Eri Mondadori il 6 novembre prossimo. Ieri, mentre si votava per la segreteria del Pd, Rutelli aveva detto a Vespa di prevedere la vittoria di Bersani e una forte quantità di voti in favore di Ignazio Marino. "In questi due anni - dice Rutelli a Vespa - il Pd ha sprecato un patrimonio, anziché costruirne uno nuovo. Avremmo dovuto cambiare terreno di gioco, allenatore, squadra, pallone, modulo tattico, perfino i tifosi. Dopo quindici anni era evidente che lo schema dell'Unione era finito. Bisognava cambiare tutto. E invece non è cambiato niente. Il Pd è senza ceti produttivi. Vota per noi soltanto il 13-14 per cento dei piccoli imprenditori. Ne votavano di più per il vecchio Partito comunista. Siamo senza operai, senza ceto popolare. Il discorso che Veltroni fece nel 2007 al Lingotto e una conduzione battagliera della campagna elettorale del 2008 hanno portato il Pd a conquistare un terzo dei voti. Da allora lo stesso Veltroni si è affidato a un eclettismo senza baricentro politico, non è mai più arrivata una proposta chiara". "Gli elettori - aggiunge ancora Rutelli - hanno percepito soltanto un rumore di fondo remoto e confuso. Così, mentre Berlusconi detta l'agenda al paese, nel nostro campo da un lato i moderati sono sempre più attratti da Casini e dall'altro guardano a Di Pietro, che batte solo su un punto - Berlusconi è un mascalzone - e, se incontra sulla propria strada il presidente della Repubblica, non risparmia neppure lui. Nemmeno il Pci si era mai sognato di oscillare tra un laicismo fondamentalista minoritario e un giustizialismo caudillista. Abbiamo subìto - osserva - una perdita strategica di rappresentanza, tanto più grave quanto più sono cominciate le difficoltà del presidente del Consiglio. Per riparare, il Pd si sbilancia a sinistra, e così peggiora la situazione, si isola. Una scelta ancora più assurda nel momento in cui il centrodestra si sbilancia a destra a favore di Bossi, Fini è in grandissima difficoltà e il terreno competitivo diventa quello moderato". Insomma, per Rutelli "deve formarsi una forza nuova per favorire aggregazioni che nascano da questa crisi, un confronto tra moderati del centrodestra e democratico-riformisti del centrosinistra".
Dai blog
Fenomeno Anna, la rapper dei record cala un altro asso
La modernità di Ulisse nell'Odissea pop di Christopher Nolan
La rinascita della melodia nelle canzoni di Valerio Piccolo