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Il Cav ci ha già provato due volte e Casini gli ha detto di no

PierFerdinando Casini

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Dire che non l'ha mai amata è un eufemismo. A Silvio Berlusconi, quella legge sulla par condizio non è mai andata giù. Non l'ha mai sopportata. E soprattutto l'ha sempre considerata quanto meno una legge «liberticida». E soprattutto la vera causa della sconfitta alle elezioni del 2006. Tanto che nella prima riunione dei deputati di Forza Italia all'inizio dell'era di Prodi avverte con un pizzico si amarezza: «Senza la par condicio avremmo vinto sicuramente, e sapete chi è che non l'ha voluta». E non la volle, la modifica della legge, l'Udc. Prima del voto infatti ci fu una durissima polemica all'interno del centrodestra che comincia nel dicembre precedente. Appena approvata la legge elettorale, il premier annuncia appunto che si metterà mano al testo che consente pari accesso alla tv. Casini si mostra perplesso e all'antivigilia di Natale Berlusocni assicura: «Ne parlerò con gli alleati». Anche Fini sembra non convinto. A metà gennaio un richiamo di Ciampi sembra rivolto proprio a frenare la legge visto che l'allora Capo dello Stato che chiede appunto una equilibrata presenza in video dei politici in campagna elettorale. Il tema finisce nel cassetto e rispunta alla vigilia della scorsa campagna elettorale per le Poliche. È la fine di marzo del 2008 quando Berlusconi torna ad ammonire: «Il particolarismo e l'egoismo dell'Udc, quando eravamo al governo, hanno messo in dubbio la durata del governo se si fosse lavorato per l'abrogazione della legge sulla par condicio».   Ma in questi quasi dieci anni quella legge è stata un chiodo fisso per Berlusconi. Già dopo l'approvazione di quel provvedimento (che fu predisposto dall'allra centrosinistra in vista delle Regionali del 2000) protestò in ogni modo: «Non siamo in democrazia», «non è una legge democratica», «è un colpo di mano», «io ultimo baluardo contro la sinistra», «faremo ricorsi in tutte le sedi», «chiederò al presidente della Repubblica di non firmare». Una volta tornato al governo, e siamo sul finire del 2003, ci prova a cambiare quel provvedimento in vista delle Europee che si sarebbero tenute a giugno dell'anno successivo. E già in quella prima occasione gli alleati furono freddi. Nuovo tentativo all'inizio dell'anno e uno più tiepido in vista delle Regionali. Poi la guerra del 2006 persa proprio per lo stop voluto da Pier Ferdinando Casini. Ora ci riprova, Berlusconi. Sa che ha una maggioranza solida, sa che può provarci. Sul finire della campagna elettorale dell'anno scorso, alla sinistra che lo insegue per un confronto tv, rinfaccia secco: «Il confronto televisivo con Veltroni è impossibile per colpa della legge della par condicio, una legge insulsa». E sarcastico aggiunge: «Secondo questa legge dovrei fare più di 100 confronti con i vari leader». Adesso tra le mani ha il testo che gli consente di evitre tutto ciò e di dare lo spazio in base alla rappresentaa parlamentare. Come ha sempre sognato di fare.  

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