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Progressi tra Israele e Usa Resta il nodo delle colonie

Benjamin Netanyahu

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Ha rischiato di tornare a Washington a mani vuote. L'emissario di Obama per il Medio oriente, George Mitchell ha faticato non poco per tentare un riavvicinamento nelle posizioni di Usa e Israele sulla questione degli insediamenti ebraici nei territori palestinesi. Il viaggio in Medio oriente aveva fino a ieri ottenuto discreti risultati. Mitchell prima di arrivare a Tel Aviv si è recato in Siria e in Giordania. A Damasco l'emissario di Obama ha confermato al presidente Assad la volontà degli Stati Uniti di avere l'intenzione di ammorbidire le sanzioni. La Casa Bianca spera di attirare con queste mosse la Siria fuori dalla sua alleanza strategica con l'Iran in uno sforzo di stabilizzare l'Iraq, il Libano e i territori palestinesi. Rientrerebbero nella decisione Usa anche i pezzi di ricambio per gli i aerei, prodotti di tecnologia e per telecomunicazioni le cui vendite sono bloccate dal 2004 da Bush. In ballo ci sarebbe anche la visita di una delegazione del Pentagono a Damasco per mettere a punto un accordo di collaborazione onde impedire il flusso di miliziani di Al Qaeda verso l'Iraq. La tappa successiva in Israele è stata meno soddisfacente. George Mitchell è uscito dall'incontro con Benjamin Netanyahu con qualche promessa e pochi fatti concreti. Le divergenze sono principalmente sui nuovi insediamenti nei territori palestinesi. Fra le condizioni, Washington insiste in primo luogo per uno stop al processo di colonizzazione in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, nel rispetto degli impegni previsti dalla Road Map (l'intinerario di pace tracciato nel 2003 da Usa, Russia, Ue e Onu ndr). Finora Netanyahu si è opposto al congelamento totale, su uno sfondo di frizioni insolite con l'alleato strategico americano, ma indiscrezioni della stampa israeliana non escludono che alla fine possa accettare di impegnarsi su questo punto almeno per una periodo temporaneo di tre mesi, in cambio di un avvio di normalizzazione dei rapporti con Israele da parte di qualche Paese arabo. Gli Stati Uniti ha sottolineato Mitchell stanno facendo il possibile per «raggiungere un accordo globale tra israeliani e palestinesi, tra la Siria e gli israeliani, tra Israele e il Libano e la normalizzazione dei rapporti tra Israele e tutti i Paesi della regione». Obiettivi fondamentali, ha aggiunto, per raggiungere i quali «ognuno deve compiere dei passi, alcuni di questi sono difficili, altri controversi, per creare il contesto». Netanyahu ha fatto sapere di considerare «molto positiva» l'atmosfera del confronto e ha manifestato l'impegno a compiere «ogni sforzo» per giungere a una ripresa del processo di pace con i palestinesi e con gli Stati arabi vicini. Il premier israeliano era stato confortato l'altro ieri dal segretario alla Difesa Robert Gates che lo aveva rassicurato sulla posizione americana nei riguardi dell'Iran, non escludendo nuove iniziative diplomatiche. Un nuovo incontro è già fissato per agosto, mentre oggi Netanyahu vedrà il consigliere della sicurezza nazionale Usa, James Jomes. A Ramallah, Mitchell ha informato Abu Mazen che «sulla questione delle colonie ci sono ancora alcune divergenze» fra Usa e Israele. E il presidente dell'Anp ha avvertito di non essere disponibile a chiudere un occhio su eventuali compromessi.

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