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Nel Pd parte la corsa per sostituire Franceschini

Franceschini e Bersani

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{{IMG_SX}}Walter Veltroni era ancora segretario del suo partito quando il 5 febbraio 2009 Pier Luigi Bersani annunciò: «Ho deciso di espormi subito perché sento il disamore dei nostri lettori, la mancanza di una prospettiva. Hanno bisogno di un punto di riferimento, altrimenti se ne vanno». Poche parole che annunciavano già 4 mesi fa la sua decisione a candidarsi al congresso del partito del prossimo ottobre. Da quel giorno tante cose sono cambiate: Franceschini è succeduto al Walter nazionale, il Pd è stato sconfitto alle Regionali in Sardegna, alle Europee e in buona parte dei comuni e delle provincie che sono stati chiamati a rinnovare sindaci e presidenti. Una cosa però è rimasta certa: Bersani vuole la poltrona di Franceschini e annuncia la sua candidatura a segretario. Una conferma arrivata proprio nel giorno in cui si riuniva la segreteria del Pd che oltre a indire una riunione di Direzione per dopodomani, ne ha stilato l'ordine del giorno che prevede di fissare per il 25 ottobre la data per il voto delle primarie. Indicativamente poi dovrebbe decidere anche la data del congresso ipotizzato per l'inizio dell'autunno. Momento nel quale gli iscritti del Pd dovranno vagliare le richieste di candidatura che verranno presentate al partito (i candidati dovranno, ad esempio, avvere raccolto almeno il 5% del consenso degli iscritti a livello nazionale oppure il 15% in almeno cinque regioni). E così, all'indomani dei ballottaggi, si è aperta la terza fase all'interno del Pd. Una fase inaugurata proprio con la notizia data direttamente da Bersani sulle pagine del proprio sito internet. Una dichiarazione che sarà ufficializzata solo il 1 luglio con una manifestazione a Roma durante la quale illustrerà le sue "Idee per il Pd e per l'Italia". «Come ho già detto da tempo - spiega Bersani -, ho intenzione di contribuire ad una vera discussione politica impegnandomi anche con la mia candidatura che non si rivolge contro nessuno e che vivrà in piena solidarietà con tutti gli amici e tutti i compagni del Pd». Ma chi saranno gli ipotetici avversari di Bersani? Ad ora nessun nome è dato per certo, anche se sembra che già oggi dovrebbe esserci l'annuncio di una riedizione del «Lingotto» voluta da Walter Veltroni durante la quale, con ogni probabilità, ribadirà il proprio sostegno alla riconferma di Franceschini. Supporto che dovrebbe arrivare anche da Piero Fassino e, forse come numero due nella corsa congressuale, anche da Debora Serracchiani, l'astro nascente del Partito. A sostenere Bersani invece si starebbero schierando Massimo D'Alema ed Enrico Letta. Ma alla battaglia sembrano intenzionati a partecipare anche: Ignazio Marino fortemente sostenuto da Goffredo Bettini, ex braccio destro di Veltroni, che ha rotto con Franceschini, Paola Binetti esponente teodem del partito, Ermete Realacci, ex presidente di Legambiente, sostenuto da Francesco Rutelli. Infine dovrebbero esserci altri due nomi, ancora da stabilire, sostenuti dalle nuove leve del partito: il primo scelto tra il gruppo "Indietro non si torna" dei deputati Andrea Orlando, Andrea Martina e Francesco Boccia. L'altro verrà invece scelto il 27 giugno al «Lingotto» di Torino dall'altro gruppo di quarantenni composto da Matteo Renzi, Sandro Gozi, Paola Concia e Ivan Scalfarotto. Poi c'è chi come Sergio Chiamparino e Anna Finocchiaro chiedono invece di rinviare la resa dei conti dopo le Regionali del 2010 lasciando al posto del congresso solo una discussione politica ma senza conte.   Una richiesta bocciata immediatamente durante l'incontro di ieri tra Dario Franceschini e Pierluigi Bersani. Ma non solo il tema congresso è sul tavolo delle trattative, c'è anche da stabilire il rapporto con l'Idv di Antonio di Pietro che ieri ha lanciato una provocazione: «Il Pd si deve decidere, deve decidere cosa vuole fare da grande. Con noi sono mesi che non si fanno sentire, ci auguriamo si doti di una classe dirigente. Il Pd sta con un piede in una scarpa, e cioè noi, e con uno in un'altra, e cioè l'Udc. Ma tra poco rimarrà senza piede e senza scarpa».

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