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Ddl sicurezza, Fini: "No ai presidi-spia"

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No ai presidi-spia: Gianfranco Fini prende carta e penna per scrivere al ministro dell'Interno, Roberto Maroni, chiedendo chiarimenti ed esprimendo la sua personale contrarietà ad una delle norme contestate del disegno di legge sicurezza che oggi arriverà all'esame dell'aula di Montecitorio. Una norma, peraltro, che secondo il presidente della Camera non trova riscontri nella normativa europea e presenta profili di incostituzionalità negando di fatto la frequenza scolastica ai figli degli immigrati clandestini. Oggi, a Montecitorio, si procederà all'esame degli emendamenti ed è quasi certo che verrà posta la questione di fiducia, rispondendo così alle richieste della Lega. Sarà una riunione con ministri e capogruppo di Pdl e Lega a prendere l'ultima decisione. Maroni non vuole che la maggioranza si spacchi di nuovo bocciando norme «importantissime» per il Carroccio come quella del prolungamento della permanenza nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) per gli stranieri irregolari, da 2 a 6 mesi. Per ben due volte, infatti, la norma è stata bocciata, sia alla Camera, sia al Senato, con voto segreto. A preoccupare il ministro dell'Interno è anche la norma sugli appalti modificata a sorpresa alla Camera dalle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali. Per Maroni il testo dell'articolo 34 «deve tornare quello che è stato approvato» a Palazzo Madama. La norma prevedeva che nessun imprenditore che avesse subito un tentativo di estorsione senza denunciarlo potesse partecipare a gare d'appalto pubbliche. E che bastasse, per «smascherarlo», la dichiarazione di un testimone o di un imputato in un procedimento contro terzi. I costruttori, Ance in testa, erano insorti chiedendo di essere ascoltati. Dopo l'audizione, sia il Pd sia il Pdl (con Manlio Contento) avevano presentato degli emendamenti per mettere a punto «una norma più garantista», prevedendo (con il via libera dei relatori Jole Santelli e Francesco Paolo Sisto e il «sì» del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo) l'esclusione da appalti solo il costruttore che risulti imputato per favoreggiamento o per falsa testimonianza. Spaccando Lega e Pdl, ma anche il governo, con il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano su posizione di grande contrarietà. Peraltro divisioni si sono registrare anche nel Pd: a favore della modifica si sono espressi il segretario Dario Franceschini e il capogruppo in commissione Giustizia Donatella Ferranti, mentre sul fronte opposto si è posto Marco Minniti. A conferma della volontà leghista, il capogruppo del Carroccio, Roberto Cota ha annunciato un emendamento per confermare l'articolo anti-racket originale. Infine c'è la questione «ronde», ma su queste si registra la contrarietà solo del centrosinistra perché sul Pdl e Lega fanno fronte compatto. L'articolo che potrebbe riservare sorprese, è proprio quello sui presidi-spia richiamato da Fini: la norma (duramente contestata dal centrosinistra) prevede che l'immigrato, per avere diritto a qualsiasi tipo di prestazione pubblica (compresa l'iscrizione a scuola) debba presentare il permesso di soggiorno. In caso contrario, scatta l'obbligo di denuncia perché la clandestinità, con questo ddl, diventa reato. Insomma, ci sono al momento troppi punti a rischio e troppi i voti segreti perchè la Lega possa ritenersi tranquilla. Maroni dovrebbe incontrarsi con gli altri esponenti del governo tra cui i ministri della Giustizia, Angelino Alfano, e della Difesa, Ignazio la Russa, per fare il punto. Ma è quasi certo ormai che la fiducia diventerà inevitabile.

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