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Maroni: "Pronti alla fiducia sull'immigrazione"

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Il ministo dell'Interno, Roberto Maroni, non vuole correre rischi. Non vuole che si ripeta quanto avvenne lo scorso 8 aprile alla Camera quando le norme fortemente volute dalla Lega sui Cie, i centri di identificazione ed espulsione, vennero bocciate anche grazie ad alcuni voti della stessa maggioranza. E così il ministro ha chiesto formalmente al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di porre la fiducia sul disegno di legge sulla sicurezza che dovrebbe riportare da due a sei mesi i tempi di permanenza degli immigrati nei Centri cosa che, per l'appunto, era stata bocciata nel corso dell'esame del decreto legge sulla sicurezza. Maroni ora glissa: «Mi è stato risposto di non fare polemiche» fa sapere. Anche se precisa: «O si trova un accordo pieno o porto in aula il disegno di legge e metto la fiducia». Naturalmente si tratta ancora di una «valutazione» che deve essere fatta. Di qui la minaccia velata: «Se ho le garanzie che il disegno di legge passa con i voti della maggioranza, bene. Altrimenti chiederò al governo di mettere la fiducia». Maroni, soffermandosi con i cronisti prima di partecipare al vertice italo-polacco a Varsavia, ha fatto capire inoltre che il governo è pronto ad attrezzarsi per costruire nuovi centri di identificazione e di espulsione di immigrati. Innanzitutto si aspetterà che vada in vigore la norma sul prolungamento della permanenza nei Cie, poi si passerà alla realizzazione di «altri 10 centri in altrettante 10 regioni. Ora - spiega il responsabile del Viminale - ci sono dieci centri in nove regioni, ma noi ne costruiremo altrettanti. Già abbiamo individuato le aree vicino agli aeroporti e consulteremo le regioni interessate». Sui tempi di realizzazione il ministro immagina «da quattro a sei mesi, entro la fine dell'anno attrezzeremo quindi altri dieci centri». In serata sono arrivate a Maroni le rassicurazioni di Ignazio La Russa, ministro della Difesa e coordinatore del Pdl: «Non ci sono rischi per l'ok della maggioranza al prolungamento della permanenza degli immigrati irregolari nei Centri di identificazione ed espulsione che, anzi, poteva anche essere prevista per più di sei mesi». «Personalmente mi dimetterei da coordinatore del Pdl se la maggioranza non fosse compatta su questo tema». L'opposizione intanto resta fortemente critica sul testo e ha provato a chiederne lo stralcio. Donatella Ferranti, capogruppo del Pd in commissione Giustizia, tuona: «Il ddl era e resta un testo disumano, un insieme di norme inaccettabili contro i diritti delle persone». Impietoso anche il giudizio di Antonio Borghesi, deputato dell'Idv: «Questo ddl contiene norme disumane che nulla hanno a che fare con il contrasto all'immigrazione clandestina. Sono norme che infieriscono impietosamente sulle donne e, in particolare, sui bambini».

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