Politica

Di Pietro

Quelli dell'Idv accusavano di mafia il Pdl e avevano un indagato per camorra in casa

Pressoché sconosciuto, è appena arrivato in Parlamento con l'ultima infornata di Di Pietro, visto il boom elettorale sono entrati anche personaggi improbabili. Tuttavia, Barbato prende la parola e tira fuori una scimitarra. In senso figurato. A parole. Sputa veleno. «Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di essere buono al massimo, e quindi farò una proposta molto concreta, vista la direzione verso la quale ci state portando: estendete il lodo Alfano anche all'onorevole Landolfi, visto che ho letto la settimana scorsa su alcuni giornali...». Dai banchi del Pdl si levano brontoliì. Barbato va avanti e attacca: «Ho letto su Il Mattino che è stato eletto con i voti della camorra. Tre pentiti hanno detto che è stato eletto con i voti della camorra». E dalla maggioranza le proteste si fanno più rumorose. Il deputato dell'Idv insiste: «Allora, estendiamolo anche all'onorevole Landolfi...». Interverrà Landolfi e gli risponderà «cane rabbioso». Poi toccherà al vicecapogruppo del Pdl, Italo Bocchino, difendere il collega. Insomma, siamo alla delazione parlamentare. L'opposizione fatta non sugli atti, ma su un'indiscrezione letta su un giornale. Ebbene, quel 10 luglio il partito di Antonio Di Pietro conduce una durissima battaglia contro il lodo Alfano, lo scudo processuale in difesa delle principali cariche dello Stato. Un ostruzionismo a Montecitorio condotto con ogni arma. Tutti quelli dell'Idv prendono la parola. Anche Americo Porfidia, seduto qualche banco più in là di Barbato, che dirà: «Vorrei evidenziare il modo subdolo con cui si è arrivati a tale provvedimento perché, per un certo verso, Berlusconi ha fatto, a mio avviso, come quel cacciatore che pone a monte una trappola facile per poi catturare la preda con una trappola difficile a valle». Anche lui si mette a fare la morale a Berlusconi e al Pdl. Forse non sa, Porfidia, che la magistratura si è occupata di lui. E lo ha messo, nel 2006, sotto inchiesta per associazione a delinquere di stampo mafioso, in pratica per camorra. Non si sa di più. Perché dell'indagine sul dipietrista si viene a sapere più tardi, appena qualche giorno fa, quando il suo nome compare negli allegati all'ordinanza di custodia cautelare. È uno dei parlamentari, dipietristi e non, che telefonano a Mario Mautone, provveditore alle Opere Pubbliche in Campania e Molise. I carabinieri, nel tratteggiarne il profilo, rivelano che è sotto indagine e che il procedimento è in mano a Raffaele Cantone, uno dei magistrati più in vista nella lotta all'antimafia. Probabilmente Porfidia potrebbe essere finito nell'inchiesta in quanto sindaco di Recale, un piccolo centro nel Casertano a pochi passi da Marcianise e una ventina di chilometri da Casal di Principe. E al momento non è possibile comprendere se il fascicolo sia stato concluso. Lo stesso Porfidia cade dalle nuvole: «Non ne sapevo nulla, ho appreso dai giornali. Ho dato mandato al mio avvocato di andare a controllare presso la Procura se ci sono procedimenti a mio carico. Comunque, sono a disposizione del partito». Di Pietro fa sapere di essere pronto a sospendere Porfidia dal partito se sarà necessario e fa notare come gli altri leader, di fronte a casi analoghi, si comportano in maniera opposta. Certo, tutto ciò stride proprio con la linea intransigente dell'Idv nei confronti di mafia e camorra. Appena il 9 novembre scorso Di Pietro era arrivato a dire: «L'Italia dei Valori si troverà sempre d'accordo ogni volta che vengono prese misure contro la mafia. Ma ad Alfano chiediamo coerenza su tutti i temi: non si può fare una legge di bandiera e su tutto il resto mettere la "monnezza" sotto il tappeto». E l'antimafia è il cavallo di battaglia storico del portavoce del partito, Leoluca Orlando, che anche in questa legislatura è arrivato a chiedere un codice etico per la politica ammonendo: «Ognuno faccia davvero la propria parte con azioni concrete altrimenti assisteremo al solito stanco rituale privo di modifiche nei comportamenti e nelle scelte politiche». Ora ha l'occasione per metterlo in pratica.

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