Politica

«Antonio, avanti così

e non ti vota più nessuno»

Non fa sconti Marco Travaglio, uno dei giornalisti più popolari (è opinionista di Unità e AnnoZero). Difende Di Pietro, ma consiglia più attenzione: «Antonio prende voti perché è considerato diverso dagli altri, onesto e incorruttibile. Se finisce questa diversità, chi lo vota più?» A Napoli i giudici parlano di un sistema di potere manovrato da diversi esponenti dell'Idv, ci crede? Lei con chi sta: con i pm o con Tonino? «Di Pietro è il primo che difende l'operato dei giudici. Il problema è che l'Idv non è un partito, ma un movimento, in cui chiunque può entrare. Finché non si trasformerà in un vero partito con un cerbero che fa da buttafuori, il rischio di imbarcare persone sbagliate rimane. La diversità di Di Pietro è che manda via quelli che sbagliano, fa pubblica ammenda, cazzia i suoi, perfino suo figlio». Ma secondo alcuni il comportamento di Di Pietro non è così specchiato: magistrati amici lo avrebbero avvertito che c'erano delle intercettazioni che potevano mettere in difficoltà lui e il figlio? «La fuga di notizie è un reato, una questione seria. Non è che si può fare un'accusa così grave senza immaginarne le conseguenze. Conosco i magistrati che stanno indagando a Napoli, sono gli stessi che lavorano su Gomorra e combattono la camorra, e non credo proprio che abbiano passato certe informazioni a Di Pietro. Il caso di Mautone (il provveditore alle opere pubbliche in Campania attualmente agli arresti domiciliari, ndr) si spiega così: Di Pietro, allora ministro, saputo che era un personaggio chiacchierato, preferì procedere al trasferimento. Mi sembra il comportamento più corretto che potesse avere». In questa rete di potere dell'Italia dei valori ci sarebbe pure Americo Porfidia, deputato dell'Idv e sindaco di Recale, in provincia di Caserta, su cui si indaga per reati di associazione a delinquere di stampo mafioso. Un'altra brutta storia, non è un po' troppo per il partito di un ex magistrato di Mani pulite? «Quando è stato candidato Porfidia non era ancora indagato. Certo è colpa grave che Di Pietro sapesse così poco di lui. Però, penso che a Napoli si volevano fare affari con il condannato Alfredo Romeo, e a Firenze con il pluricondannato Salvatore Ligresti. Ecco, di loro si sa tutto e penso che gli amministratori del centrosinistra dovevano tenersene assolutamente alla larga, e invece... Amerigo Porfidia è un'altra storia, non è certo un big della politica. Sinceramente, finora era un totale sconosciuto pure per me». Il partito dei giudici sta perdendo un alleato prezioso, Veltroni, che condanna il comportamento dei magistrati di Pescara, che prima arrestano e poi rilasciano il sindaco D'Alfonso. Giustizialisti in difficoltà? «Intanto, il partito dei giudici non esiste. Veltroni, temo, si sia fidato un po' troppo delle ricostruzioni dei giornali. Se Giuseppe D'Avanzo su Repubblica scrive che i magistrati non avevano prove per arrestare D'Alfonso, il leader del Pd non può credere ciecamente a quella versione. Spero smetta di leggere troppo i giornali, e torni ad avere quel rispetto che aveva finora dell'autonomia della magistratura».

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