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Romeo, si indaga sul maxiappalto

Alfredo Romeo

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L'attività dell'imprenditore napoletano Alfredo Romeo, considerato uno degli uomini più potenti d'Europa grazie ai 48 miliardi di patrimonio amministrato, e i suoi rapporti con alcune toghe, finiscono al vaglio dei magistrati romani. A piazzale Clodio è infatti già tutto pronto per avviare una serie di accertamenti sull'impero dell'imprenditore mandato dietro le sbarre tre giorni fa dai colleghi partenopei. Nel mirino anche un presunto giro di favori che avrebbe sfruttato per avere la meglio su altre imprese. La procura di Roma è dunque in attesa che i magistrati del palazzo di Giustizia di Napoli trasmettano tutti i documenti processuali che fanno riferimento alle attività che Alfredo Romeo avrebbe compiuto negli ultimi anni. Non si tratta soltanto del provvedimento restrittivo che lo ha fatto finire in galera, l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, ma di molti altri faldoni contenenti gran parte del lavoro svolto dai pubblici ministeri partenopei per arrivare a chiedere, e ottenere, l'arresto dell'imprenditore. Una valanga di documenti che una volta esaminati potrebbero convincere i pm romani a iscrivere sul registro degli indagati l'uomo in grado, secondo la procura napoletana, di gestire, come se fossero «sue creature», amministrazioni pubbliche e magistrati. All'attenzione degli inquirenti romani, infatti, anche la sentenza del Consiglio di Stato emessa lo scorso gennaio che ha dato il via libera alla società di Romeo per gestire la manutenzione stradale del Comune di Roma, il cosiddetto maxi appalto. Tra poche ore, quindi, i sostituti procuratori di Roma si pronunceranno su Alfredo Romeo, che fin dal giorno dell'arresto ha sempre dichiarato di essere in grado di spiegare la sua estraneità ai fatti contestati in centinaia e centinaia di pagine di ordinanza cautelare. E non solo. Il nome dell'imprenditore napoletano non è comunque nuovo ai pubblici ministeri romani. È stato già aperto in passato un fascicolo processuale su presunte pressioni che Romeo avrebbe esercitato nei confronti di alcuni colleghi dall'ex presidente della prima sezione del Tribunale di Napoli, Bruno Schisano, per tentare di ammorbidire la posizione di Romeo in merito ad alcuni abusi edilizi compiuti su una spiaggia demaniale che si trova proprio davanti alla sua villa di Posillipo. Ieri, intanto, i giudici romani della quarta sezione hanno dato il via al processo per concorso in tentato abuso d'ufficio nei confronti di Schisano, nei mesi scorsi trasferito alla Corte di appello di Campobasso su iniziativa del Consiglio superiore della magistratura, contro Romeo e la moglie dell'imprenditore, Maria Vittoria Parisio Perrotti. Non appena la Corte ha impostato il dibattimento, il procedimento è stato rinviato al prossimo 30 gennaio. Esclusa quest'indagine, a piazzale Clodio, per ora, non ci sono fascicoli penali aperti contro uno degli uomini più influenti d'Italia. Altre vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto l'imprenditore sono già finite in archivio nei mesi scorsi: in un'inchiesta era stato contestato a Romeo il reato di interruzione di pubblico servizio, accusa sulla quale è stata messa la parola fine.

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