Politica

Clima, stop di un anno

Via libera al pacchetto Ue ma solo alla fine del 2009

Una richiesta italiana ma che non dispiacerebbe, anche se difficilmente sarà ammesso, a molti paesi europei alle prese con un forte rallentamento dell'attività economica. E dunque poco disposte a chiedere ulteriori sacrifici economici alle imprese. Il dissidio comunitario tra l'Italia e i principali partner europei sul pacchetto clima energia potrebbe essere ricomposto con questa proposta che sarà messa, domani a Lussemburgo, sul tavolo del Consiglio dei ministri dell'ambiente dell'Unione europea. L'esecutivo italiano darebbe, dunque, semaforo verde all'approvazione da parte del Consiglio Europeo di dicembre solo se, nel testo, sarà inserita una clausola di «revisione» che ne preveda l'«aggiustamento» futuro sulla base dei risultati dell'analisi costi-efficacia da effettuare nel corso di tutto il 2009. Sui costi elevati si è fermata la discussione e l'approvazione del pacchetto di misure anti-gas serra (al 2020 riduzione del 20% di anidride carbonica; +20% efficienza energetica e 20% energie rinnovabili) che avrebbe comportato uno sforzo finanziario a carico delle aziende italiane già fiaccate in termini di potenziali investimenti dalla crisi mondiale del credito. I costi di adeguamento al piano Ue, secondo le stime elaborate sui numeri forniti da Bruxelles, sono pari a 181,5 miliardi di euro tra il 2011 e il 2020. L'1,14% del Prodotto interno lordo. Troppo per il ministro dell'Ambiente italiano, Stefania Prestigiacomo e dati errati secondo l'eurocommissario Ue, Stavros Dimas. Proprio su questa divergenza si è accesa giovedì scorso la polemica tra Roma e Bruxelles. Un contrasto che la nuova proposta all'attenzione del consesso europeo domani potrebbe sanare. L'Italia avrebbe così definito una tabella di marcia per l'iter del provvedimento. L'analisi costi-efficacia del pacchetto Ue clima-energia, che non può essere conclusa in modo definitivo entro la fine del 2008, consentirà all'Italia di elaborare i diversi scenari connessi all'evoluzione sia del negoziato che della situazione economica. In particolare saranno due i criteri di riferimento per quest'analisi. Il primo: la promozione di misure analoghe o comparabili da parte delle più importanti economie extra europee (USA, Giappone, Canada, Cina, India, Brasile). Il secondo: gli effetti sulla competitività dell'economia europea nei mercati globali; L'Italia proporrà poi di sostituire agli obiettivi annuali previsti per i settori agricolo, civile e dei trasporti un solo obiettivo intermedio vincolante al 2017. Tra le richieste anche quella di elevare dal 3 al 10 per cento la quota di utilizzo dei crediti di emissione (ovvero le quote da «comprare» per mettersi in regola) generati dalla realizzazione di progetti finalizzati a ridurre le emissioni nei paesi in via di sviluppo o a economia di transizione.

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