Politica

Alla Camera lo scontro Tremonti-Bersani

Tema del confronto-scontro l'Alitalia. Il titolare del Tesoro è arrivato in Parlamento e davanti alle commissioni di Camera e Senato ha difeso la scelta del governo: la privatizzazione della compagnia di bandiera non solo non pesa sui cittadini-contribuenti ma è l'unica strada attualmente in grado di bloccare le perdite. Niente di più sbagliato ha attaccato il Partito Democratico: quella che sta nascendo non è una nuova Alitalia, ma solo una nuova AirOne. Insomma, una piccola e domestica compagnia di bandiera che difficilmente riuscirà a competere con i giganti internazionali. L'audizione di Tremonti è stata chiesta da molto tempo ma la coincidenza ha voluto che si tenesse nel corso del rush finale della trattativa con i sindacati sul piano «Fenice». Il «grado di complessità è alto» e il governo «potrà rispondere - ha chiarito quindi il ministro - solo a valle della trattativa». Così il titolare di via XX Settembre si è limitato a ripercorrere la storia dell'epopea Alitalia concedendo assai poco agli strali dell'opposizione. «Al momento non c'e alcun acquirente disposto a accollarsi le passività dell'azienda» e i continui riferimenti all'intesa con Air France sono «strumentali e irreali». Niente di più che «una chimera» ormai ha aggiunto. Un attacco diretto a cui il Pd ha reagito immediatamente: «Nessuna persona di buon senso - ha spiegato Bersani - può negare» che l'opzione Air France offriva una «prospettiva industriale e il rispetto delle regole». Certo, ha ammesso «c'era il problema della bandiera», ma non c'e dubbio che sarebbe stato di gran lunga meglio «mettere soldi pubblici nel rafforzamento della presenza italiana in un grande operatore». Tremonti ha poi spiegato il senso dell'azione del governo: «Ci sono passività accumulate, c'è la necessità del trasporto aereo ma al momento non c'è nessuno disposto ad acquisire le passività di Alitalia nè i debiti, nè il trasporto aereo. Ecco che s'impone la necessità di finalizzare un'operazione ex legge Marzano nel migliore dei modi». Per il bilancio pubblico la procedura di vendita di Alitalia non crea, dunque, perdite ma interrompe il processo di formazione di nuove perdite. L'operazione ha cioè «un effetto di stop loss», cioè opposto. Il ministro è convinto che «diversamente il costo sarebbe stato molto maggiore». Spazio anche al prestito ponte. Il ricorso allo strumento non è stato «di per sè irrazionale», ma è stato «la conseguenza necessaria della politica di inerzia protrattasi a monte per 22 mesi». Fil.Cal.

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