Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Scegliendo di non scegliere Casini abdica dalla politica

default_image

  • a
  • a
  • a

Per stoppare l'onda lunga del Pdl anche nelle amministrative, e tenendo conto dell'importanza strategica e simbolica della capitale, Veltroni è già sceso in campo con Rutelli. Ma soprattutto è in corso un corteggiamento dongiovannesco, e dunque senza limiti morali, per i voti dell'Udc, che al primo turno ha totalizzato un 3 per cento che può risultare decisivo. Il partito di Casini ha smobilitato le primarie e ha lasciato libertà di scelta ai suoi elettori. E che vuol dire? Che un'entità politica non sa scegliere tra i programmi dei due sfidanti, tra due visioni del mondo? In verità questa scelta-non scelta assomiglia molto a un ponziopilatismo furbesco che non fa bene in un momento in cui gli italiani hanno voglia di semplificare e soprattutto di cose concrete. Poi c'è la storia dei partiti politici: fino a qualche mese fa l'Udc era nel centrodestra. L'impressione non pettegola è che Casini si sia piuttosto voluto liberare, come in un movimento edipico, di quel pater geniale e fagocitante e tendente all'immortalità dei grandi, che è Berlusconi. Più che le idee hanno contato i narcisismi. Con la post-sinistra di Veltroni invece le differenze sono concettuali, basta cominciare e finire con il dualismo laicità-cattolicesimo nell'approccio alla vita e alle cose della politica. E poi, nel Pd non ci sono già i cattolici? Fioroni e gli altri cosiddetti margheritini, anche se consapevoli del cinismo necessario per conquistare il Campidoglio, hanno già annunciato angosce e chiarimenti. Il trapattoniano D'Alema, come lo ha definito simpaticamente Walter, più che il 4-4-2 applica la logica del vecchio Partito comunista, che se magna gli altri — per tornare al verbo iniziale — ma non cresce. I margheritini a essere mangiati come vegetali di contorno non ci stanno. Ma anche i casinini rischiano la stessa fine. E dall'interno si sentono i mal di pancia: Baccini, presidente della Rosa per L'Italia, ha già annunciato l'invotabilità di Rutelli, ha scelto Alemanno. Se parliamo seriamente di appartenenza, nei paesi seri al ballottaggio si apparentano i partiti con progetti e e storie simili. Se togliamo gli appelli al voto utile in sede nazionale fatti dal Pdl, l'Udc è più vicina, tecnicamente, ad Alemanno che a Rutelli. E poi, durante la campagna elettorale, Casini, non aveva detto che Veltroni era quasi peggio di Berlusconi in quanto a inconsistenza? La verità è un'altra: gli elettori devono scegliere sulla base della serietà dei programmi e non sull'opportunismo delle alleanze. Roma è una città che ha tanti problemi, che non elenchiamo qui per eleganza e per mancanza di spazio. Ricordiamoci che le vitamine antiossidanti della democrazia hanno un nome: alternanza.

Dai blog