Politica

«Governo tecnico?

Tempo scaduto»

È il commento a caldo del presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani mentre esplode il tam tam delle ipotesi per far fronte alla crisi del governo Prodi. Prodi quindi è arrivato al capolinea? «Le dimissioni del ministro Mastella sono la conferma che l'esperienza del governo è finita. Le elezioni le vedo molto vicine. È la crisi di governo e ci auguriamo che il premier prenda atto di non avere in Senato la maggioranza e che ancora prima che questo scenario sia confermato in Parlamento, eviti al Paese la prosecuzione di una agonia». La decisione di Mastella non è un danno al Paese in un momento di evidente crisi economica? «Le difficoltà maggiori sono derivate da un governo che ha paralizzato l'economia per colpa dei veti della sinistra radicale e non ha saputo dare risposte alle esigenze che venivano dal territorio. Sono convinto che un nuovo governo avrà quella coesione e quella tenuta che consentirà durata e stabilità e scelte coraggiose perchè priva dal condizionamento dai piccoli partiti che possono impedire il percorso riformista». Ma con l'attuale sistema elettorale il ricatto dei piccoli continuerà a sussistere anche per il centrodestra qualora dovesse vincere. «I piccoli partiti del centrodestra hanno identità di vedute sui grandi valori della politica estera, salariale e economica con gli altri partiti. Lo stesso non si può dire per i Verdi, i Comunisti e l'Italia dei Valori che nella coalizione dell'Unione hanno visioni diametralemente opposte su molti temi rispetto al Partito democratico». Se si andrà a votare Forza Italia seguirà l'esempio del Pd correndo da sola? «Abbiamo risposto già a Veltroni. I partiti del centrodestra hanno affinità che hanno consentito di governare per cinque anni. Diversa la situazione a sinistra tanto da indurre Veltroni a sfidare Forza Italia. Nella decisione di Veltroni c'è la volontà di liberarsi di un peso che ha condizionato anzi impedito la durata e la vita del governo Prodi». Questo vuol dire che Forza Italia correrà in coalizione con gli alleati del centrodestra? «È una scelta che faremo a breve ma siamo in una situazione diversa da quella del Pd». Eppure con Aleanza nazionale ci sono stati attriti. «Le divergenze si stanno ricomponendo. Ci sono stati incontri, abbiamo lavorato insieme in Senato sulle grandi battaglie non solo per tatticismo ma per condivisione delle scelte di fondo» Anche con l'Udc i rapporti non sono stati idilliaci. «Per l'Udc vale quanto ho detto per An». Quindi andrete al voto con la stessa squadra? «Il clima nella coalizione si è rasserenato perchè in questi anni è stata creata una classe dirigente che ritengo possa candidarsi insieme in squadra per proseguire un percorso interrotto nel 2006. L'ultima parola spetterà comunque al partito e a Berlusconi». Della squadra farà parte anche Mastella? «Ne discuteremo, mi sembra prematuro anticipare alleanze. Io ho pensato sempre che per la sua storia, cultura e formazione, Mastella era un uomo fuori posto con il suo partito nel centrosinistra. Sarebbe un ritorno nella sua casa naturale dei moderati». Quanto ha pesato secondo lei nella decisione di Mastella la volontà di evitare il referendum? «A Mastella conviene andare al voto con il sistema attuale che ha uno sbarramento più basso ma penso che la scelta di Mastella sia più politica che opportunistica». Chi andrà al voto, Forza Italia o il Pdl? «Per le elezioni siamo pronti da tempo. Se si dovesse andare a votare il primavera non so se la formazione del Pdl potrà coincidere con il momento elettorale ma il progetto resta in piedi».

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