Anzi, la deputata di An ha scelto di non nominare più il suo leader per evitare di trasformare la sua battaglia dentro An in un match per una questione personale. Cerca invece la pasionaria di Porta Magenta di mantenere il livello del duello confinato in uno scontro di valori. La Santanchè partecipa a una convention organizzata da Francesco Storace a Milano. E la ribelle della destra avverte: «Noi diciamo semplicemente quello che tutti sussurranno». «Noi - aggiunge - abbiamo dato voce a quello che abbiamo sentito, ai mugugni profondi sul referendum, sulla procreazione assistita, sul male assoluto, sui Pacs, sul Corano. Non diciamo quello che non c'è; abbiamo la presunzione di dire la verità». E la verità è che «sto lavorando - spiega la deputata di An - per far crescere Alleanza nazionale. Non sono contro qualcuno ma per costruire qualcosa. In questo Paese bisogna riaffermare la destra e bisogna riaffermare la democrazia all'interno del partito». Diverso il tono e le parole dell'ex governatore del Lazio che invece vuole ricoprire il ruolo di anti-Fini: «Dopo un ventennio (che Fini è alla guida del Msi prima e di An poi, ndr) chiediamo solo un po' di democrazia», spiega Storace. Gli viene chiesto quanto vale la sua componente. «Il problema - risponde Storace - non è il peso della minoranza ma il futuro della destra. Ci sto anche a fare un'altra casa ma voglio sapere quale e se posso portare un po' di arredo nostro». E la Santanché condivide ma con accenti diversi: «Quella del congresso - dice la deputata - è una richiesta sacrosanta: è giusto riaffermare gli equilibri nel partito. Non si può avere un capo che non è amato ma temuto, che detta la linea politica senza sentire la pancia, non si può avere un giornale di partito che definisce le militanti comari. Io non ci sto». «Io sto con le donne di An che senza onori ma con oneri fanno propaganda - conclude - Sono la prima delle comari». F. D. O.
Il caso
La Santanchè cambia toni