Politica

Il caso

A impugnare lo strumento finanziario dello Stato davanti alla Suprema corte, il governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, in seguito a un'aspra battaglia (ancora aperta) condotta tra lo stesso presidente della Regione Siciliana e il governo Prodi. Oggetto del contendere, l'articolo 101 dell'attuale bozza della legge Finanziaria che oltre a far sborsare alla Sicilia più di un miliardo di euro rispetto alle altre regioni italiane per la compartecipazione alla spesa sanitaria, pone la stessa Regione, in materia di bilancio, sotto il controllo del governo Prodi. Cosa, a dire il vero, non praticabile in virtù dell'Autonomia dettata dallo Statuto della Regione Siciliana. A godere di un trattamento analogo a quello della Sicilia, ad esempio, ci sono le due Camere del Parlamento, i cui finanziamenti non possono essere sindacati dal governo. Da qui l'attacco di Cuffaro: «Impugneremo la legge finanziaria dello Stato davanti la Suprema Corte per palese violazione delle nostre prerogative statutarie che, è appena il caso di ricordare, hanno valore costituzionale». Il maxemendamento alla Finanziaria prevede la partecipazione della Sicilia alla spesa sanitaria con percentuali fissate al 44,85% nel 2007, al 47,05% nel 2008 e al 49,11% nel 2009. Tradotto in cifre, l'aumento della quota di finanziamento a carico della Regione è di oltre un milione di euro. Tuttavia, la relativa norma contenuta in Finanziaria sospende la sua attuazione fino al 30 aprile 2007. Ma questi, secondo Cuffaro, non erano gli accordi raggiunti con Prodi, come spiega lo stesso Governatore: «Sull'articolo 101 si doveva demandare — così come già previsto anche da un emendamento bipartisan dei deputati siciliani — l'entrata in vigore della norma in seguito all'esame della commissione paritetica Stato-Regione». Insomma, per Cuffaro «dopo il danno arriva anche la beffa». «Ci opporremo con tutte le nostre forze a questo ennesimo danno», dice ancora. Dunque, la battaglia continua. D'altronde, in barba a tutto e a tutti, il governo Prodi avrebbe inserito nel maxemendamento la norma in questione che di fatto rinvia soltanto di 4 mesi la sua attuazione senza ascoltare le parti interessate. Anche in sede di conferenza Stato-Regioni, nei giorni scorsi, spiega sempre Cuffaro, «il presidente Vasco-Errani, a nome della Conferenza dei presidenti, ha sostenuto la giustezza delle ragioni della Sicilia, sospendendo il voto sulla Finanziaria». Il contropiede del governo Prodi, però, non sembra annichilire soltanto Cuffaro, ma anche esponenti dello stesso esecutivo. È il caso del vice ministro per lo Sviluppo, Sergio D'Antoni, che nei giorni scorsi, gongolando, aveva affermato alla stampa che «sull'aumento del contributo al servizio sanitario da parte della Sicilia i parlamentari dell'Unione hanno sollevato un'obiezione di principio, prima che di merito». Di conseguenza, concludeva l'ex numero uno della Cisl, «sarà introdotta una modifica che, vista l'autonomia riconosciuta alle regioni a Statuto speciale, su questo punto il governo dovrà prima trovare un accordo con la regione Sicilia». Sembra essere rimasta un'affermazione.

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