Anzi durante la riunione del direttivo dell'associazione industriale, c'è stato un duro botta e risposta tra il presidente di Assolombarda Diana Bracco e il numero uno di viale dell'Astronomia Luca di Montezemolo. La Bracco ha dato voce al malessere della base imprenditoriale che non ha ancora digerito il provvedimento sul trattamento di fine rapporto anche se sono state inserite delle compensazioni e sono state risparmiate le imprese con meno di cinquanta dipendenti. Diana Bracco, rompendo il suo tradizionale aplomb, ha preso di petto, secondo quanto è stato riferito, Montezemolo. «Appreziamo il lavoro svolto — ha detto il numero uno della potente associazione che riunisce le imprese della Lombardia - ma non riusciamo a capire la sua strategia, presidente» avrebbe detto la Bracco. E mentre Montezemolo continuava a difendere la scelta fatta sul Tfr dicendo che comunque è il minore dei mali, la Bracco andava avanti sulla sua strada. In sostanza la signora «di ferro» ha sottolineato, secondo quanto riferito, che è stato un errore cedere subito sul Tfr perchè ora la Confindustria non ha niente in mano per poter contrattare di rilevante per le imprese. Nono solo. Dando voce al malcontento delle imprese lombarde, la Bracco ha ribadito che le tutele per le imprese con meno di cinquanta dipendenti sono solo un palliativo perchè ora queste aziende dovranno vedersela con il rigido sistema dell'accesso al credito delle banche. Montezemolo ha quindi sottolineato i vantaggi del taglio al cuneo fiscale. A fianco del presidente della Confindustria si è schierato Luigi Abete che avrebbe smorzato i toni polemici sulla Finanziaria dicendo che la Manovra va criticata quando ci sarà la versione definitiva. Intervento polemico anche quello di Sandro Bonomi, presidente delle Confindustria di Brescia che avrebbe ricordato come al convegno di Capri ci sarebbe stato una sorta di servizio d'ordine per impedire voci polemiche contro il governo. Nel direttivo Montezemolo avrebbe rilanciato anche l'ipotesi di una candidatura al femminile per la sua successione. E nel parterre si è subito scatenata la caccia al nome più probabile. Il più gettonato, di primo impulso, è quello di Emma Marcegaglia ma tallonata da Anna Maria Artoni, ex presidente dei giovani industriali. Meno polemica invece la riunione della giunta di ieri in cui si è discusso di fare muro contro la delega sul codice ambientale con cui il ministro Pecoraro Scanio vorrebbe cambiare le carte in tavolo e introdurre misure più stringenti per le imprese. Tema rovente su cui si è discusso anche quello dei contratti a termine. La Confindustria ha ribadito il No alle modifiche con aperture solo per l'introduzione di qualche ammortizzatore sociale. E comunque la disponibilità ad affrontare il tema andrebbe fatta mettendo sul tavolo anche i temi della competitività, delle liberalizzazioni e delle crisi aziendali come l'Alitalia e le Ferrovie. Già subito dopo l'emanazione delle linee guida da parte del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, sui contratti a termine, il vicepresidente Alberto Bombassei aveva usato parole pesanti: «Una riforma ingiustificata, inopportuna, impropria. Un atto d'autorità che ci riporterebbe indietro di 15 anni». Critiche forti cui avevano fatto eco le parole del direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, che aveva escluso che viale dell'Astronomia potesse sedere ad un tavolo con i sindacati esclusivamente sui contratti a termine.
Tfr, scontro in Confindustria
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