Politica

Il caso

I diplomatici preparano la protesta e varano il «lavoro puntiglioso»

«Nel momento in cui l'Italia viene eletta per due anni al Consiglio di sicurezza dell'Onu, il governo Prodi-D'Alema ha pensato bene di tagliare 40 milioni di euro ai fondi del servizio estero», dice a Panorama.it, il sito on line del settimanale di casa mondadori, Enrico Granara, presidente del Sndmae, sindacato autonomo maggiormente rappresentativo della categoria (circa 700 aderenti). «E senza queste risorse, solo in apparenza indennità come le altre, ma in realtà l'unico strumento operativo rimasto alla diplomazia italiana, i nostri rappresentanti a New York, ma anche in molte delle capitali dei 186 paesi che ci hanno votato, saranno costretti a interrompere le loro attività e a chiedere collettivamente il rientro a Roma. Con il rischio reale di chiudere quindi una ventina di ambasciate». Secondo Granara, «l'indennità di servizio all'estero o Ise era l'unico strumento rimasto ai nostri ambasciatori e consoli dopo i tagli degli anni scorsi alle spese di funzionamento degli uffici, alla sicurezza e alle attività d'istituto. E poiché non si riesce a far comprendere una cosa così ovvia al vertice politico, non rimane che uno sciopero dimostrativo e di avvertimento, che si terrà il prossimo 9 novembre». I diplomatici avevano già proclamato lo stato di agitazione il 28 settembre scorso. Come ha spiegato lo stesso Granara in una lettera a tutti gli aderenti venerdì scorso, il sindacato eviterà «il termine "sciopero bianco", usato essenzialmente nel settore privato, che presenta aspetti illegittimi». «I termini corretti sono a partire da lunedì 23 ottobre - si legge nella missiva -, lo "sciopero pignolo" (il "go by the book") quale applicazione minuziosa e puntigliosa di tutte le disposizioni di legge e regolamentari disciplinanti lo svolgimento di attività lavorativa». Quali attività di agitazione vengono segnalate: «Attivarsi con i soci della stessa area geografica, come hanno fatto i colleghi nella riunione d'area di Addis Abeba, per protestare la nostra indignazione con le delegazioni ministeriali, regionali, ecc. ecc. Emettere comunicati come hanno fatto i colleghi delle sedi di Rabat, Washington, Los Angeles, San Francisco, Damasco, Amman, Maputo, Bruxelles Rappresentanza europea, i quali hanno efficacemente coagulato il malcontento dei dipendenti a tutti i livelli».

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