Il premier, infatti, a quanto si apprende da ambienti del governo, non ha affatto gradito certe prese di posizione dei partiti del centrosinistra, le eccessive dichiarazioni sui giornali, le prese di distanza. I suoi si lamentano di «un dichiarazionismo a volte sopra le righe». In particolare, sembra di capire che non abbia digerito l'editoriale con cui «Europa», il quotidiano della Margherita, suggeriva le dimissioni del consigliere economico di Palazzo Chigi. D'altro canto basta vedere come si è comportato l'altro giornale del costituendo «partito democratico», l'Unità. Il quotidiano dei Ds ha usato titoli che non lasciavano dubbi. «Caso telecom, sindacati in rivolta» 12 settembre; «Dal governo alt a Tronchetti Provera, Epifani: il piano va ritirato», 13 settembre; «Prodi accusa Tronchetti Provera: Mi garantì il futuro di Telecom» 14 settembre; «Prodi-Tronchetti, la guerra di Telecom» 15 settembre. Fino al «Telecom, licenziato Tronchetti Provera» di sabato con tanto di editoriale del direttore nel quale Antonio Padellaro attaccava a testa bassa. Anche se qualche dubbio arriva anche dalle parti della sinitra, visto che proprio Padellaro ammetteva: «Quando il polverone si sarà un po' diradato spetterà al premier fare un bilancio di tutta l'imbarazzante vicenda». E ancora: «Se Rovati ha presentato le dimissioni a Prodi è un gesto che gli fa onore». Ma torniamo a ieri. Sul versante delle accuse in arrivo dalla Cdl, il premier fa muro. A chi gli chiede un commento alle parole di Berlusconi («negli altri paesi europei un presidente del Consiglio si sarebbe dimesso»), risponde seccato soltanto con un gesto della mano, come a dire «lasciamo perdere». Alle accuse di dirigismo, oppone invece una risposta dura: «Queste polemiche, molto spesso, sono assolutamente astratte, fatte senza conoscere la realtà del mondo». Parole che rivelano la voglia di concentrarsi sulla Cina, sulle opportunità economiche che Pechino offre alle imprese italiane. Prodi ci ha provato, a immergersi completamente nella missione in estremo oriente. Pochi contatti con i cronisti, molti impegni e tanti chilometri macinati. E se la bicicletta da corsa in carbonio avuta in regalo dal sindaco di Tianjin gli ha fatto veramente piacere, in serata ha provato anche a rilassarsi con un gesto «alla Berlusconi»: quando al ricevimento all'ambasciata il tenore attacca «O sole mio», Prodi gli va dietro e canta anche lui. Applausi di italiani e cinesi.
Il caso
Il Prof s'infuria con «Europa» e canta «'O sole mio»Il giornale di Rutelli lo ha attaccato, Romano prova a rilassarsi in ambasciata con le canzoni napoletane