Dopo quelle che hanno spalmato l'eredità della Balena Bianca su tutto l'arco parlamentare, ora anche il partito che ne detiene ufficialmente il nome (Democrazia Cristiana) e il simbolo (il glorioso scudo crociato), rischia la spaccatura. Lo scontro si è aperto ieri e ha coinvolto il segretario del partito Gianfranco Rotondi e il presidente Publio Fiori. Poco dopo le 16 una nota della segreteria informa che Fiori è stato deferito al collegio dei probiviri, «per aver abusato dei suoi poteri convocando un consiglio nazionale a cui ha partecipato una minoranza estrema di rappresentanti». Per questo è stata chiesta la sua espulsione. Rotondi commenta e rilancia: «Mi spiace molto, perché a Publio voglio bene. Non c'è bisogno dei probiviri, ha fatto una cosa che lo mette fuori di fatto dalla Dc». Immediata la replica del presidente: «Rotondi e il suo ristretto gruppo di amici mi vorrebbero espellere dal partito con motivazioni risibili (il caldo fa brutti scherzi), che denunciano una concezione padronale del partito». «Qual è la vera ragione?» si chiede il parlamentare. «La realtà - continua - è che l'Assemblea Nazionale (decisa non da me ma dall'Ufficio Politico e convocata dal segretario Rotondi congiuntamente al sottoscritto) ha contestato lo stesso Rotondi, per le sconfitte elettorali conseguenti a scelte politiche subalterne a Berlusconi e per l'assenza di democrazia all'interno del partito». A tal fine Fiori fa sapere di aver convocato il Cn per il 9 settembre «in modo da definire una volta per tutte la linea politica della DC». Ma Rotondi non ci sta: «il Consiglio Nazionale si riunirà la settimana prossima per ratificare le decisioni del segretario ed eleggere il nuovo presidente. Esiste in tal senso un documento già sottoscritto da 250 consiglieri nazionali e segretari provinciali contro i 50 che oggi hanno seguito Fiori». «A questo punto - dice - il caso è veramente chiuso. A Fiori e ai suoi mandanti sempre più chiari, non riuscirà il maldestro tentativo di sfasciare un partito custode dell'identità democristiana ma, al tempo stesso, leale con Silvio Berlusconi».
Il caso
Rotondi contro Fiori La Dc si prepara alla scissione