I danni dei 5 Stelle

Conte uomo dei “buchi”, con lui addio lotta all’evasione

Non bastava il Superbonus edilizio che si è mangiato a spanne 170 miliardi dei soldi degli italiani, con una coda velenosa anche nei deficit dei conti pubblici dei prossimi anni, Giuseppe Conte si distingue anche per una seconda voragine aperta nel bilancio dello Stato. Determinata, quest’ultima, da una brusca frenata nella lotta ai furbetti del fisco. A metterlo nero su bianco è l’ultima relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva nel 2025 pubblicata dal ministero dell’Economia.

Nella corposa elencazione dei successi della riscossione balza all’occhio un passaggio che ha un sapore amaro soprattutto per chi le tasse le paga fino all’ultimo centesimo. I tecnici del Tesoro affermano testuale a proposito del gettito della riscossione: «Si nota la continua e significativa crescita delle entrate (erariali e non erariali) derivanti dall’attività di promozione della compliance e prevenzione e contrasto dell’evasione, interrotta solo nel quadriennio 2018-2021 e oggi più che triplicata, in rapporto al prodotto, rispetto ai valori di inizio secolo».

Una notazione statistica ovviamente. Ma basta scorrere la lista dei governi della Repubblica italiana per scoprire una verità incontestabile. La diminuzione degli incassi da evasione fiscale è concentrata negli anni nei quali nelle diverse vesti, verdi e rosse, l’inquilino di Palazzo Chigi era Giuseppi.

Non manca, a corredo della tesi del creatore di buchi, anche un grafico fortemente esplicativo. Che mostra come la retta spezzata che registra le entrate dalla lotta all’evasione subisca una ripida inversione negli anni del Conte Uno e del Conte Due. Mentre nel 2017 il gettito riscosso da chi non aveva assolto i suoi obblighi tributari, e cioè le entrate derivanti da promozione della compliance, dalla prevenzione e il contrasto all’evasione, era attorno all’1,5% del Pil, nel 2018 la pendenza della curva si inverte per scendere sotto l’1,4% per poi subire un quasi crollo costante negli anni successivi per portarsi all’1% nei due anni clou della permanenza di Conte al governo e cioè il 2020 e il 2021.

Va peraltro notato che la stessa linea mostra un’inversione a partire dal 2022 che, dato storico e non politico, coincide con l’arrivo alla guida dell’esecutivo di Giorgia Meloni e della coalizione di centrodestra. Nel 2025, ultimo anno di rilevazione il riscosso dall’emersione di imponibile veleggia sopra il 5,5% del Prodotto interno lordo. E solo per rafforzare con i numeri questo assunto possono essere ricordati i dati presentati dall’Agenzie delle Entrate-Riscossione relativi all’attività di recupero fiscale nel 2025. L’attività di contrasto ha consentito di riportare nelle casse dello Stato 36,2 miliardi di euro, 2,8 miliardi in più rispetto al 2024 (+8,4%). Si tratta del risultato più elevato di sempre ed è la somma tra i 29 miliardi incassati dalle due Agenzie con il contrasto all’evasione fiscale (+10,3% sul 2024) e i 7,2 miliardi di recuperi ottenuti da Agenzia entrate-Riscossione (AdeR) per conto di altri enti (+1,4%). Cresciuti anche gli importi versati autonomamente dai cittadini per i tributi gestiti dalle Entrate (gettito spontaneo): nel 2025 hanno superato quota 595 miliardi di euro (+2,8%).

C’è ancora molto da fare soprattutto nell’andare a cercare e individuare le sacche di economia in nero italiana. La stessa relazione ha messo un evidenza che, sulla base dei Conti nazionali pubblicati a marzo del 2026, nel 2023 il valore aggiunto generato dall’economia sommersa si è attestato a 197,6 miliardi di euro, in aumento di 15 miliardi (+8,2%) rispetto ai 182,6 miliardi dell’anno precedente . L’incidenza dell’economia sommersa sul Pil, cresciuto del 7,2% a prezzi correnti, ha registrato un lieve aumento, passando dal 9,1% del 2022 al 9,2% nel 2023. In una prospettiva di più lungo periodo emerge, tuttavia, una progressiva riduzione del peso del sommerso sull’economia nazionale. A meno che non si ripresenti l’opportunità per Giuseppi di riaffacciarsi dal balcone di Palazzo Chigi. E allora la giostra dei buchi di bilancio potrebbe ripartire.

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